2012 - 11 - 11 : Prof. Salvatore Vecchio - Emanuele Navarro della Miraglia ; San Martino : biscotti e vino

Domenica 11 novembre 2012 alle ore 18.15 nella sala delle riunioni '' Antonio Buscaino ''  dell'Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese sita in trapani via Vespri 32 alla presenza di un folto gruppo di soci e simpatizzanti si è svolto l'incontro con il Prof. Salvatore Vecchio e in coincidenza con la ricorrenza di S. Martino si è rinnovata la tradizione dei '' mufuletti ''.

L'ospite è stato accolto dal Prof. Valenti che dopo una breve presentazione gli ha ceduto la parola.
Già docente di lettere il Prof. Vecchio, fondatore e direttore della rivista '' Spiragli '' ed anche autore di vari saggi, ha già più volte relazionato nel corso delle attività previste dai Corsi di cultura dell'Associazione negli anni precedeti.
Si riporta integralmente quanto il Prof. Vecchio ha gentilmente inviato in relazione a quanto da lui illustrato nel corso dell'incontro.   

'' E. Navarro, come scrittore e intellettuale, fu un innovatore e contribuì a dare lustro alla letteratura siciliana, apportandovi un notevole contributo in un momento critico per la nostra terra che risentiva ancora del trapasso dal Regno delle Due Sicilie al Piemonte.

E. Navarro nacque a Sambuca Zabut, ora Sambuca di Sicilia nel 1838 e morì a Roma nel 1909. Queste due date coprono l'arco di tempo che vide i moti rivoluzionari prima, l'invasione del Regno delle Due Sicilie, da parte del Piemonte, il travagliato periodo postunitario e tutte quelle situazioni interne ai vari Stati che, aggravandosi e messe insieme, portarono alla Grande guerra.

Quale fu la realtà della Sicilia? Impoverita dal fiscalismo piemontese, mortificata dal continuo stato di guerra e dalla mancata concessione dell'autonomia promessa, essa fu abbandonata a se stessa: i galantuomini che s'imponevano e comandavano, la povera gente che viveva di stenti ed era sfruttata, soggetta ai soprusi dei padroni delle terre (in senso figurato, mi riferisco ai gabellotti e ai soprastanti, i mafiosi dell'epoca).

Persino la gran parte dell'intellettualità era rimasta delusa per le mancate promesse e, all'indomani dell'unità, alcuni cominciarono a rivendicare per la Sicilia una forma di federalismo o di separatismo che tuttora aleggia nella mente di tanti; altri accettarono passivamente il nuovo stato di cose (Capuana, Verga, per es.), e tanti addirittura preferirono andare altrove, come  Emanuele Navarro che per un decennio fu in Francia.

Il padre Vincenzo Navarro, medico e poeta, lo avviò allo studio e alla poesia, facendolo pubblicare in un piccolo giornale, “L’Arpetta”, che lui stesso dirigeva. Al 1856 risale la pubblicazione di una sua silloge poetica dal titolo Alcune poesie di Emmanuele Navarro Siciliano e al 1858 il rifacimento in versi della traduzione di un poemetto di Puskin, La fontana di Bakcisarai, pubblicata a Palermo l'anno dopo.

Vicino alle idealità risorgimentali (il padre era un liberal massone), nel 1861 Emanuele Navarro fu tra i garibaldini e fece parte del Gabinetto del prodittatore Mordini. Ma, spirito irrequieto, nel 1864 lo troviamo a Parigi, ove per inserirsi nell'ambiente salottiero aggiunse al cognome della Miraglia. Così frequentò i migliori salotti artistico-letterari che la capitale in quel tempo offriva, conoscendo artisti e letterati di fama, tra cui A. Dumas, Debussy, George Sand, A. Daudet, G. Flaubert, G. De Maupassant, T. Gautier, P. Verlaine, Cezanne, Sainte Beuve, Toulouse-Lautrec, Manet, Renoir, per citarne alcuni.

Qui collaborò con alcuni giornali e riviste (Le Nain Jaune, La Vie Parisienne e La Vogue Parisienne) e diede alle stampe Ces messieurs et ces dames  che fu pubblicato dopo qualche anno, nel 1874, per la situazione politica che si era creata, mentre lui, già nel 1873, si trasferiva a Milano diventata la capitale culturale, oltre che economica, dell'Italia, scrivendo per i migliori giornali e riviste dell'epoca (Rivista minima, L'Universo illustrato, Il Fanfulla della Domenica, Corriere della Sera, La moda illustrata, Rivista europea, Capitan Fracassa, Cronaca bizantina, Gazzetta letteraria, Libertà e lavoro, Il Monitore, La Domenica letteraria), pubblicando Le fisime di Flaviana (1873) e nel 1876 La vita color di rosa: schizzi e scene.

A Milano conobbe e strinse amicizia con Verga, Boito, Praga e tanti altri. Qui rivide e frequentò l'amico Luigi Capuana, conosciuto all'università di Palermo. Fu anche a Firenze, dove fondò la rivista "La Fronda", ma già nel 1881 si era stabilito a Roma, dove intensificò la sua collaborazione con "Fanfulla" e insegnò letteratura francese all''Istituto superiore femminile di Magistero. È di quell'anno la raccolta di Macchiette parigine, e già nel 1879 aveva pubblicato a Catania il romanzo La Nana. Alle raccolte di novelle citate seguirono: Donnine (1883) e Storielle siciliane (1885), anch'essa pubblicata a Catania, durante un periodo di ritorno alla terra d'origine.

Morì a Roma nel 1909, contrariamente a quanti riportano la data del 1919.

Se nelle raccolte Ces messieurs et ces dames (1874) e La vita color di rosa: schizzi e scene che è la traduzione italiana, Navarro fa rivivere la vita amena e spensierata dei salotti e degli interni parigini e nelle altre raccolte di novelle ci riporta in un ambiente realistico/borghese, non così è per il romanzo e le Storielle che ci immergono in un realismo antesignano del verismo di Verga e di Capuana, per dirla con Sciascia che nel 1963 ripubblicò il romanzo, con il merito di averlo fatto riscoprire, ma anche anticipano Pirandello che, come Navarro, fu un anticonformista.

Vero  che allora Zola era noto in Italia, ma è anche vero che Verga e Capuana frequentarono a Milano l'amico, che era stato a lungo a Parigi e che con le sue idee sicuramente li aveva aperti a nuovi traguardi. Non solo, egli anticipa in qualche modo Pirandello per il sentimento del contrario. Si nota nella Nana, ma è anche un aspetto della raccolta  Storielle siciliane, che offre anch'essa descrizioni e annotazioni che fanno presagire in molte delle novelle, come in "Don Rosolino", Pirandello.    

La Nana è un romanzo breve, dove i 28 capitoletti, presi a sé, sono ritratti di ambiente entro cui si svolge la vita di un paese, Villamaura, e dove l'aria che vi si respira è a misura d'uomo.

Una giovane, Rosaria, detta la Nana per via del padre che era un nano, ma bella a vedersi, tanto che «era una ragazza come se ne incontrano poche, non soltanto in Sicilia, ma fuori», desiderata da tanti che l'avrebbero voluta sposare. Nonostante il manifestato amore di Rosolino Cacioppo, un contadino agiato, Rosaria cede alle lusinghe di Pietro Gigelli, figlio di un ricco proprietario del paese che mai e poi mai poteva permettersi di dare il suo consenso. I ricchi con i ricchi, era d'uso. Così Gigelli ostacola il figlio che, deludendo Rosaria e la madre Nunzia che ne stavano facendo una malattia, è costretto a sposare Grazia Fragalà. Le due donne sapranno del matrimonio a sera tarda, quando di ritorno da «un viaggio a piedi scalzi, fino alla chiesa di Floriana» per chiedere un miracolo, si rendono conto del fatto, mentre sono adocchiate e additate dalle malelingue.

Eppure è ad aspettarle sull'uscio di casa Rosolino che offre a Rosaria il suo amore.

Il romanzo segna una novità, rispetto alla letteratura nostrana di allora. Navarro aveva vissuto a contatto con i naturalisti francesi e colse le loro aspirazioni, ma li adattò alla realtà sociale della Sicilia, non toccando l'aspetto politico, di cui i popolani non s'interessavano, anche se lamentavano il loro stato.

Il realismo di Navarro coglie l'aspetto sentimentale e approda nel sessuale, senza calcare la mano, né cadere nell'oscenità, per mettere in risalto l'umanità che è nei personaggi, e senza pesare sul lettore, lasciandolo libero di osservare e riflettere.

Navarro combina benissimo l'unione tra l'ambiente e l'uomo che lo abita. Le descrizioni portano lontano, nel tempo in cui tutto era incontaminato. Non solo riesce a descrivere bene l'ambiente o la natura, sia che si tratti di un temporale e di un paesaggio, della festa di carnevale o della vendemmia, ma entra nel vivo dell'animo umano e lo ritrae con le aspirazioni, le attese, le meschinità che sono molte.

Spesso con fine ironia lo scrittore sottolinea certa mentalità retriva, come quella di sposare in vista della dote, sicché i ricchi propendevano per i più ricchi o i loro pari, e i poveri non avevano via di scampo. Ancor prima del tempo Pietro Gigelli era stato promesso a Grazia Fragalà che non era affatto bella, ma ricca, e guai a contrastare la scelta del padre!

Rimando, per i particolari, alla lettura del libro. Quello che preme dire è che Navarro va contro le convenzioni sociali comuni, rompe il velo omologante dei comportamenti. E mentre tanti continuano a proporre le loro "cavallerie rusticane", il Nostro, da cosmopolìta che fu, risolve diversamente il caso, e Rosaria è riscattata nel nome dell'amore vero.

Rosolino Cacioppo, contro ogni pregiudizio, la sposa, rompendo con quella morale assurda ma troppo radicata, dando una lezione di grande umanità.

Navarro della Miraglia è un autore da conoscere, e La Nana è un libro da leggere. La prosa è semplice, piacevole. A volte sembra trovarci dinanzi ad una poesia, la cui melodia è come lo zampillare dell'acqua di una fontana o di un ruscello. È quella che chiamiamo arte, perché dà un vivo senso di piacere all'animo e al corpo ''.

L'illustazione della trama dell'opera è stata accompagnata dalla lettura di alcuni dei suoi brani più significativi fatta dal Prof. Valenti.

Al termine della relazione è seguito un breve dibattito cui hanno partecipato con interesse molti dei
presenti ed ai qua
li l'oratore ha fornito ulteriori chiarimenti.
Alla sua conclusione il Prof. Valenti ha ringraziato il Prof. Vecchio per l'interessante argomento trattato e per aver voluto ancora una volta essere presente fra i soci.
A ricordo della serata gli ha offerto il tradizionale piatto in ceramica.














E' seguita quindi
una comunicazione relativa all'incontro previsto per sabato 1° dicembre 2012 ed il cui contenuto è riportato nella sezione Bacheca nella Comunicazione n. 10.

Poichè l'11 novembre, è il giorno che dal calendario è dedicato a S. Martino, la serata è continuata con il consumo dei classsici panini detti '' mufuletti '' variamente farciti e con la degustazione dei tradizionali '' viscotta '' che sono stati degustati ammorbiditi bagnandoli nel vino Marsala.
Le foto che seguono documentano tali momenti nel corso dei quali la cordialità, il cameratismo ed il piacere di stare insieme, caratteristica degli iscritti all'Associazione, sono stati ulteriormente ampliati ed evidenziati.

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