2013 - 03 - 16 : Arch. Roberto Manuguerra - '' Prima della Resurrezione ''. Excursus storico sull'origine dei Misteri

Sabato 16 marzo 2013 nella sala delle riunioni '' Antonio Buscaino '' dell'Associazione per la tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese  sita in Trapani via Vespri 32 alle ore 18.15 alla presenza di numerosi soci  e di simpatizzanti ha avuto luogo il settimanale incontro previsto dal programma del XXVII Corso di cultura.
Relatore della serata l'Arch. Roberto Manuguerra che è stato accolto dal Presidente, Prof. Salvatore Valenti, e dai presenti con cordialità essendo lo stesso molto conosciuto avendo più volte negli anni precedenti partecipato alle attività dell'Associazione.
L'Arch. Manuguerra è libero professionista, è Assistente alla Cattedra di Storia dell'Architettura moderna presso l'Università di Palermo ed è un profondo conoscitore dei Misteri di Trapani sui quali ha condotto studi molto approfonditi.

Dopo una breve presentazione del tema il Presidente ha ceduto la parola al relatore che ha iniziato la sua esposizione ringraziando gli ascoltatori per essere intervenuti molto numerosi e contemporaneamente anche l'Associazione per averlo ancora una volta invitato a relazionare dandogli la possibilità di esporre i risultati di alcune sue ricerche svolte sull'origine e sul significato che i Sacri Gruppi dei Misteri che nella Settimana Santa saranno ancora una volta condotti in processione per le vie della città di Trapani. 

Si riportano di seguito alcuni articoli scritti dall'Arh. Manuguerra sui Misteri di Trapani e dai quali lo stesso ha tratto gli spunti e le argomentazioni che hanno costituito la traccia del tema della serata. 
Essi sono stati cortesemente concessi dal relatore ed integralmente sono trascritti successivamente.


Nel corso della trattazione ed a supporto di quanto illustrato, sono state proiettate tutta una serie di diapositive che possono essere di seguito visionate nella sequenza con cui sono state mostrate e che testimoniano l'excursus dei Misteri di Trapani dalla loro realizzazione fino ad oggi.

'' Vi lascio immaginare '' di Roberto Manuguerra.
Vi lascio immaginare come nasce un rito. Vi iascio pensare agli uomini radunati la prima volta per festeggiare o evocare una divinità. Vi iascio pensare le processioni popolari del mondo antico accompagnate dai canti per Pionisio. Le processioni pagane di giovani efebi nei misteri eleusini, ad Atene. I rituali propiziatori romani. Le anagogie e le catagogie di genere ad Erice.
Ma anche i rituali bizantini, quelli arabi e gli orientali. I tropi e i canti gregoriani che intonavano le messe medievali. Tutte le processioni europee a partire dal XII secolo: i Miracles, le Sacre rappresentazioni che hanno nutrito quelle teatrali, scritte da Shakespeare,
Moliere, Goldoni. Vi lascio immaginare le feste barocche, esilaranti ed eccessive.
Le processioni che si diffondevano in tutta l'Europa, che raccontavano la Passione dell'uomo più discusso della nostra era. Le gilde, le confraternite, le corporazioni che hanno costruito queste processioni.
La città di Trapani, chiusa dalle mura, costruite per la fedeltà mostrata a Carlo V, che alla fine del '500 mostrava ricchezza, dignità, cultura e maturità, e la disponibilità economica per gestire le processioni radunate intorno ai Misteri.
Gli artisti che hanno interpretato i brani evangelici e scolpito le opere che ci hanno lasciato.
Vi lascio immaginare tutti i massari e le loro spalle doloranti. I consoli, i loro desideri, le loro ambizioni, i sacrifici, le spese e la felicità loro e delle Maestranze che non perdono mai l'orgoglio.
Il grande popolo che si unisce ogni anno ai trapanasi e gioisce, piange, prega, soffre, cammina scalzo, nudo verso la propria individuale redenzione.
Con queste immagini nel cuore aprite ora le braccia per accogliere la storia, gli aneddoti e la poesia di questa singolare processione. Io provo a raccontarne una parte, l'altra si trova sulla strada tra le statue e le croci, vicino ai massari, ai consoli, ai fedeli, tra Giovanni, Maddalena, Maria e una corona di spine.

'' L'Arte dei Misteri '' di Roberto Manuguerra
L'artista e l'artigiano percorrevano un cammino comune quando apprendevano il lavoro di bottega.
Li muovevano i primi passi, crescevano e maturavano, imparavano ad usare gli strumenti, a conoscere i materiali al seguito dei loro Maestri, fino ad imparare i segreti dell'arte o del mestiere.
Poi le loro strade si separavano: l'artigiano acquisiva il gesto, l'artista il genio creativo.
Il gesto creativo consentiva la perfezione.
Il genio l'elevazione, la sublimazione di ciò che veniva "creato".
Certo un dono divino, ma andare a bottega era una prerogativa indispensabile anche per i più grandi artisti. Giotto (1290) imparò da Cimabue. Leonardo (1469) dal Verrocchio assieme a Botticelli, al Perugino, al Ghirlandaio. Nella bottega di quest'ultimo nel 1487 mosse i primi passi nel campo dell'arte anche il tredicenne Michelangelo Buonarroti. E Michelangelo Merisi da Caravaggio, nel 1584, anch' egli tredicenne, " viene accolto nella bottega di Simone Peterzano, pittore di successo tardomanierista di scuola veneta ".
Funzionava cosi anche per gli artisti meno conosciuti. Imparavano dai loro maestri prima di impiegare il proprio impulso creativo. I più bravi deflagravano, diventavano precursori di nuovi linguaggi dell'arte, tracciavano le nuove strade alle quali aderivano tutti gli altri, influenzando per un lungo periodo la cultura del loro periodo storico dal quale all'inizio avevano preso spunto per la loro formazione.
Le opere che realizzavano definivano i desideri dei loro committenti e per realizzarle mettevano a frutto la loro creatività esprimendo, tuttavia, il linguaggio proprio oppure quello che la cultura della loro epoca aveva maturato.
Per questo (osserviamo, in una estrema sintesi) la pittura acquista profondità quando viene sperimentata la prospettiva nel Rinascimento; contrasto quando " scopre " la luce con il Barocco; modifica le sue forme per riprodurre la quarta diriiensione, nella ricerca delle avanguardie ottocentesche.
La scultura non prescinde da simili prerogative anche se lineare ed essenziale e tecnicamente perfetta. Nel seicento, con il Barocco, diventa virtuosa, dinamica, nel senso che ambisce a " fermare " il movimento, come in una fotografia, quando si coglie quell' '' attimo quasi impercettibile e fortemente drammatico in cui il saltatore non sta più salendo ma non ha ancòra cominciato a discendere, ed è immobile, in atteggiamento plastico, nell'aria". 
Il corpo umano viene fissato mentre compie un movimento a spirale, in una veloce rotazione e i panneggi, le vesti che avvolgono i personaggi, sono agitati a conseguenza del movimento dei corpi e appaiono ampi, mossi, gonfiati dal vento, offrendo i giochi di luci e di ombra tipici del barocco, come è visibile nelle composizioni dei Misteri trapanesi - ad eccezione dei due simulacri finali - che fissano i
panneggi di tela con la colla in quella che viene chiamata la tecnica del carchet.
Tutte le rappresentazioni hanno la caratteristica di " fermare l'attimo ", sono cioè la " descrizione " di un'azione che l'osservatore può percepire ed introiettare, cosi da partècipare egli stesso, emotivamente, all'avvenimento.
Tutto ciò avviene anche " quando si passa dall'opera dei maestri a quella dei mestieranti "; emerge l'abilità tecnica dell'artista, col risultato " di inserire anche queste opere cosiddette minori, (erroneamente) considerate di secondo piano, entro standard di valore assoluto ".
Queste sono le premesse ed i riferimenti a cui attingono gli artisti trapanesi quando sono loro commissionati i gruppi scultorei dei Misteri.
I Misteri cominciano a transitare a Trapani intorno al 1600 ancora nella forma di recite eseguite da attori, come già avveniva altrove, anche su carri adeguatamente addobbati, Poi gli attori sono stati sostituiti da statue. Sono le maestranze, le corporazioni di arti e mestieri che, acquisito l'onere di gestire ognuno un proprio simulacro, danno incaricato ad affermati artisti trapanesi di realizzare le scene scultoree tratte dai passi del Vangelo.
Gli artisti trapanesi operano in questa congerie intellettuale, quella barocca, conclamata dopo il terzo decennio del '600, e a volte riproducono, in una sorta di figurativismo, alcune opere pittoriche di grandi artisti, da considerare, nella fattispecie, vere e proprie avanguardie.
Dall'esame comparato di alcune di queste opere è per noi possibile disvelare quanto le sculture dei Misteri trapanesi abbiano riferimenti iconografici ed affinità con quelle realizzate nello stesso periodo culturale, o in quello immediatamente precedente, da grandi artisti internazionali che si sono confrontati su comuni temi ecclesiastici, per quanto posti al di fuori di specifiche speculazioni processionali.
Nomi di grande valore: Caravaggio, Mantegna, Brugel, Rubens, che qualificano l'azione creativa dei nostri artisti dando quel valore aggiunto che connota la loro produzione, elevandola.
Non epigoni, ma interpreti di un autonomo linguaggio, traslato, a volte, dai importanti quadri, che prende volume, profondità, anima la scena rappresentata rendendola un'azione,
Un'operazione consapevole, seppure non semplice, che tra scienza e sapienza utilizza gli affermati canoni della prospettiva, dei colori, della luce e delle ombre.
Una produzione versatile, vivace, quella trapanese, che aspira all'opera d'arte se letta nella sua individualità, ma diventa eloquentemente magnifica nella sua collegialità, perché ha " fermato il tempo " attorno al racconto della Passione in un didascalico e dettagliato resoconto.
Non manca anche qui il genio creativo.
La prima delle scene è quella della Separazione. Appartiene agli orafi. Gesù nella rappresentazione ha una dimensione ridotta rispetto alle due figure che lo sopravanzano. Certamente l'intenzione dell'artista, Mario Ciotta (1639 - 1724), è quella di voler fare risaltare la distanza della Madre e dell'apostolo Giovanni nell'atto dell'allontanamento. L'escamotage tecnico utilizza retoricamente le regole della prospettiva, fa acquisire " profondità " alla composizione, e rende straordinariamente efficace la scena che acquista dinamicità, dunque movimento.
Gesù nell'orto dei Getsemani degli ortolani racconta un episodio ...ubiquo, mette insieme due scene: gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, ripresi nel sonno ristoratore e Gesù in disparte a meditare sul suo imminente destino, " assistito " da un angelo su una nuvola. La scena è priva dell'ambiente: il giardino degli ulivi e lo sfondo della città di Gerusalemme, nei pressi della quale si trovava il Monte degli Ulivi. Baldassare Pisciotta (1715 - 1792) sa che solo durane la processione si concretizzano le condizioni ideali, lo sfondo della città medievale trapanese che surroga Gerusalemme ed i giardini degli ortolani, fuori le mura, ai piedi di Monte Erice, che completano suggestivamente la scena, come nell'immagine del Mantegna Agonia al Getsemani.
Ognuna delle opere ha una citazione e una avvincente " lettura " affine ai canoni artistici assoluti applicati pedissequamente da tutti gli artisti trapanesi che hanno realizzato i Misteri nei quattro secoli della loro vita. Ultimo gruppo ricostruito nel 1952, l'opera di Domenico Li Muli, La sollevazione della Croce dei Falegnami, ispirato anch' esso alla Erezione della Croce di Rubens, si inserisce senza piega
nell'armonico e delicato linguaggio dei Misteri senza alcuna sbavatura. La " pesantezza " dei volti dei soldati che tirano su la croce rappresenta intenzionalmente volti oscuri, truci, malvagi e non una cattiva esecuzione.
Di converso eccellenti sembrano i volti dei gruppi delle deposizioni i cui riferimenti sono rintracciabili anch' essi nell'iconografia artistica del tempo. La Deposizione di Rubens per i Sarti e Tappezzieri e la Deposizione di Caravaggio per i Salinai, titolata Il Trasporto al Sepolcro o, in dialetto, U signuri nn 'u linzolu, che da soli attraggono l'ammirazione di ogni astante.
L'osservatore ha la necessità di guardare da vicino i venti gruppi e scrutare attentamente la composizione di ognuno di loro, capire come l'artista ha affiancato i personaggi e quali soluzioni ha adottato per esprimere la scena che ha rappresentato, quali espressioni ha dato ai volti e come questi si mostrano allo spettatore come se fossero " vivi ", come se stessero realmente interpretando una parte in questa recita statica.
Nel giorno della processione del Venerdi Santo i Misteri vengono ulteriormente " vestiti " di un corredo composto da ex-voto custoditi dai Consoli; monili in argento a forma di elmi, spade, corone, aureole, collane, che abbigliano le statue in maniera da rendere " umana " una faccia o la posa che l'artista ha scolpito.
Ed è singolare il fatto che - forse per l'alto numero di statue presenti nei venti gruppi con i loro volti talvolta mesti e sofferenti, altre con ghigni o affaticati, forse per una vera plausibile suggestione - giriamo la nostra faccia e sorprendentemente vediamo gli stessi visi tra la folla, come se gli artisti avessero ritratto in quei personaggi ognuno di noi.

'' Trapani Trapani ''  di Roberto Manuguerra
A voler credere alle favole, o meglio alla mitologia, Drepanon (" falce " in greco antico) fu fondata da Saturno. Improbabile la modalità. ln un impeto d'ira, gli sfuggi di mano la falce con la quale aveva evirato il padre Urano.
Quei genitali, può immaginarsi senza alcun odierno compiacimento dei trapanesi, configurano, dunque, la montagna di Erice ed il lembo di terra che si protende sul mare.
In maniera più prosastica, Omero e Virgilio dedicarono alla città di Trapani alcune righe dei loro poemi: Iliade ed Eneide. In verità solo qualche cenno. La stele di Anchise e la Torre Peliade (ora della Colombaia ) probabilmente edificata da Enea, rievocano queste memorie.
Poi cartaginesi e romani litigarono a lungo per conquistarne il possesso di questo lembo di terra e nel 241 a.c. nelle acque antistanti, vi conclusero la prima Guerra Punica.
La location, come si dice, è decisamente appetibile. La città, almeno quella di allora, era poco più che un villaggio che nei secoli è cresciuto tanto lentamente da apparire sempre uguale a se stesso. I primi significativi sviluppi urbanistici Trapani li ha avuti dopo il 1535 al passaggio di Carlo V, che la dichiarò chiave del Regno e la proclamò Invittissima e Fedelissima ( ossia fornita di forza e tenacia eccezionale oltre che devota ). Quindi ne auspicò la costruzione delle mura per fortificarla. Queste operazioni durarono fino alla fine del '500 e, come può vedersi in una stampa di Giovanni Orlandi di fine secolo, fu completata di mura, spalti e bastioni, del castello di terra, del castello di mare e delle undici porte che consentivano l'ingresso alla città e, soprattutto, il controllo di chi vi transitava. Sulle mura le milizie presidiavano il territorio.
Cosi eran fatte le grandi e piccole città medievali europee. I gruppi sociali che vi si formavano, osservavano regole abbastanza rigide. Chi non aveva un lavoro, un ruolo che ne giustificasse l'appartenenza al gruppo, non aveva ospitalità. I cittadini, poi, che svolgevano attività artigianale erano associati ad una corporazione. Queste associazioni garantivano certo l'appartenenza, ma anche la protezione, l'aiuto, il sostegno nel caso di bisogno. Erano pure strumento di rappresentanza per un ruolo sociale e politico in quella società. Le Corporazioni partecipavano, dunque, alla vita sociale, politica e religiosa, sceglievano le ricorrenze delle loro festività, i santi a cui affidare la loro sorte e le date delle loro processioni che organizzavano insieme alle confraternite.
Le Processioni per la cristianità medievale erano un punto di fondamentale sinergia tra la ricerca di perfezione dell'Uomo e la consapevolezza della sua debolezza. Con un'attiva partecipazione alle Sacre Rappresentazioni ci si garantiva l'indulgenza, ossia il
" condono per la totale o parziale remissione innanzi a Dio della pena temporale (di quanto, cioè, appartiene alla vita terrena) dovuta per i peccati e concessa dalla Chiesa ai vivi a modo di completa e definitiva assoluzione ".
Le processioni erano anche una occasione che quelle società si davano per comunicare, stare insieme, partecipare alla vita sociale. I sagrati, le piazze e le strade diventavano il luogo privilegiato che si sostituiva alla agorà greca. Il luogo del raduno e degli scambi sociali e culturali.
Trapani, nella convulsa crescita urbanistica, trascurò di munirsi di decenti piazze per le adunanze civili e/o religiose, ed accolse le sacre rappresentazioni, già diffusesi in tutta l'Europa, nella modalità matura delle processioni itineranti ( proprio come si sono protratte fino ai nostri giorni ) proponendole, con le loro finalità sociali, in una piazza virtuale che garantiva gli indispensabili scambi socio-culturali e la partecipazione delle maestranze e dei ceti che presiedevano, altresi, alla organizzazione delle rappresentazioni, nella stessa maniera in cui si erano consolidate nel resto delle città europee e nel mondo cristiano e/o all'interno delle grandi cattedrali gotiche, dove erano nate.
Le processioni diffuse in tutta l'Europa, dai Paesi Bassi, all'Inghilterra, alla Francia, alla Svizzera, alla Spagna, arrivarono in molte città italiane, apprezzandole. Alla fine del '500, Trapani, che era una città completa, protetta dalle mura, ricca di artigiani ed economicamente florida, che ospitava consolati ed una propria università, era matura per accogliere una di queste
gigantesche processioni: quali erano i Misteri.
Non fu l'unica città siciliana ad innamorarsi dei Misteri. Fu però certamente la più prolifica, quella che li ha accolti, moltiplicati e trasformati. Qui i pagent ( carri trainati, in uso in Inghilterra e nei paesi nordici ) sui quali recitavano gli attori, diventarono vare (  piattaforme in legno sulle quali venivano infisse le statue ) quando le mani dei migliori artisti trapanesi del periodo, si appropriarono del linguaggio barocco e realizzarono queste sculture creando opere d'arte raffinate come: la Separazione, Gesù nell'Orto dei Getsemani, Gesù nel Calvario, la Deposizione, l'Addolorata, traendone ispirazione dalle opere di Rubens, Bruegel, Mantegna, Caravaggio, che hanno dipinto i loro quadri più significativi proponendo gli stessi temi della Passione di Cristo, in una sorta di linguaggio universale che aveva incondizionato accoglimento nell'ambito della cultura religiosa.
I Misteri di Trapani non furono importati, furono creati qui a modello delle processioni europee, le Sacre Rappresentazioni itineranti recitate da attori, come le vediamo ancora oggi nella vicina Marsala; e l'invenzione delle statue diede vita ad una identità autoctona, un valore aggiunto. per merito di artisti locali che da quel momento si proposero come modello di riferimento raramente eguagliato.
I Misteri cominciarono cosi a brillare in autonomia, specializzandosi, qualificandosi. e identificandosi come Misteri di Trapani.
Nei primi anni del XVII secolo le Maestranze ( i maestri d'arte, come vengono indicate localmente le corporazioni di artigiani ) hanno avuto affidato gli originari gruppi statuari e col tempo sono rimasti gli unici detentori di questo patrimonio. La Chiesa locale ha mantenuto la custodia e conserva i gruppi nella chiesa del Purgatorio, dopo che per secoli hanno dimorato nella chiesa di San Michele distrutta dalle bombe nel 1943.
Questa modalità si era profilata già nel 1210 con l'editto di Innocenzo III che vietava al clero di partecipare alle Sacre Rappresentazioni. Il coinvolgimento emotivo pesava quanto quello organizzativo ed i chierici che recitavano al pari degli attori furono diffidati. Da allora le processioni della Settimana Santa rimasero gestite in tutta Europa dalle Corporazioni le quali in origine curavano la scenografia, i testi e la regia.
Dopo la sostituzione degli attori e delle recite con statue inanimate e la trasformazione in scene mute, cambiata nel seicento questa peculiare caratteristica, le confraternite e le corporazioni diventarono ancora di più le principali ed uniche protagoniste responsabili dell'opera d'arte loro affidata, legittimate, a Trapani, da specifici contratti notarili rintracciabili ancora oggi negli archivi del notariato trapanese dove sono conservate le stesure originali.
I Misteri per quattro secoli hanno cadenzato parte della vita dei trapanesi ed è difficile individuare le ragioni che hanno mantenuto viva questa celebrazione annuale a Trapani, ascrivibile, di primo acchito, alla spontanea devozione; oppure all'inconsapevole coinvolgimento emotivo nei fatti che le statue narrano: la separazione, l'arresto, la flagellazione, il calvario e l'estrema sofferenza sulla croce e, dunque, la morte, evento che questo popolo mansueto e, per certi versi sottomesso, non ha mai saputo elaborare.
Altre città hanno invece modificato o ridotto nel tempo le loro processioni. In alcune sono completamente scomparse o sono state sostituite con festività e ricorrenze di natura profana.
Per tali ragioni nessuna sfumatura bisogna trascurare dei Misteri di Trapani: non si può ignorare l'intensità religiosa e devozionale; non si può tralasciare l'importanza storica; non può trascurarsi la connotazione folkloristica; non si può tralasciare il richiamo passionale che coglie fortemente tutti e fa diventare questa ricorrenza straordinaria per i trapanesi e la curiosità dei viaggiatori rende unica. Essi
scoprono l'originalità della processione composta da venti gruppi statuari portati in spalla dai Massari per ventiquattro ore, ognuno con il suo seguito di maestranze, devoti processionanti e fedeli di ogni età.
Venti bande. Venti singole processioni allineate in un'unica fila, come i vagoni di un treno lungo due chilometri, che si snoda lungo le strade cittadine, al suono di delicate musiche che sublimano ogni passo, ogni gesto, ogni sentimento di ogni componente.
Mentre la gente silenziosa resta a guardare.

'' MlSTERI MlSTERI '' di Roberto Manuguerra
Io ho visto il LEM che quel venti luglio atterrava sulla luna. Ero strabiliato, ma avevo consapevolezza, sapevo cosa stava avvenendo, avevo seguito passo passo tutto ciò che aveva anticipato quell'evento : cosmonauti, navicelle, viaggi spaziali che, tra orbite, atmosfera e stratosfera, avevano assunto, per noi stupiti spettatori, dimensione umana.
Esplorati i misteri dello spazio ognuno di noi, dopo quel viaggio, guardava la luna e ogni astro nel cielo, pensando di sapere cosa c'è prima dell'infinito....
Si sono superati tanti ostacoli, acquisito tante conoscenze, al punto che ognuno di noi, in un normale viaggio su un aereo, guarda fuori dal finestrino e vede piccolo il mondo, piccole le isole, le città, le montagne, da una macchina che una sviluppata tecnologia tiene su nell'aria.
La stessa aria che un giorno, ci riferisce Ovidio, ha tradito Icaro.
Cerco di immaginare, allora, quale impressione lasciasse nella mente di un uomo del passato, nel periodo medievale o, ancor di più in epoca romana, greca, egizia, guardare su nel cielo. Quali interrogativi poneva la visione della luna su nel cielo profondo e stellato, oppure l'orizzonte del mare e i suoi abissi. Quali gli interrogativi e quali le risposte.
Il mistero della vita e il mistero della morte riflettono la semplicità dell'uomo e l'assoluta impotenza per intervenire e difendersi dal tempo, dal vento, da ogni malattia, da una pandemia.
La scoperta della sua caducità ha portato questo fragile essere a credere alla possibilità che la sua vita potesse continuare anche dopo la sua morte, come quella degli dei che si è creato: divinità eterne, potenti, immortali. Il sole, il fuoco, il vento, la bellezza, impersonate da entità che lo liberavano o lo castigavano.
Per avvicinarsi a queste entità bisognava procurarsi, però, il passaporto partecipando a speciali rituali, o semplicemente associandosi in preghiere o penitenze ed offrire sacrifici. Sciamani e sacerdoti diventavano i medium per un percorso individuale e/o collettivo che consentiva ad ogni uomo di prendere confidenza con i misteri della vita e, infine, mettersi in contatto diretto con la propria divinità.
I popoli per secoli si sono concentrati su queste pratiche, inventando rituali per acquisire conoscenze e spiritualità con cui colmare dubbi e incertezze, sia in epoca pagana che in quella cristiana. Sia in oriente quanto in occidente.
Principale interprete di questa carenza nel periodo medievale fu la Chiesa, che da un lato auspicava in ogni modo la conquista della Terra Santa, e dall'altro era impegnata ad allargare in maniera smisurata la sua presenza, il suo potere, il suo dominio. In pochi secoli, a partire dall'XI secolo sono state costruite una quantità infinita di chiese e conventi, istituiti ordini religiosi ed è cresciuto il numero di frati, preti e vescovi.
Le città medievali avevano decine di chiese al fianco delle quali operavano congregazioni religiose e confraternite. Dentro le chiese sono progressivamente nate funzioni religiose ed importanti eventi che si ripetono anche ai nostri giorni.
In molti casi quello è stato il luogo della ri-nascita dell'arte, della pittura, della scultura, dell'architettura. Il luogo dove i più importanti artisti hanno avuto modo di esprimere le loro migliori attitudini.
Quello è stato il luogo della ri-nascita della musica con i vocalizzi dei canti liturgici detti tropi sui quali si svilupparono molti altri sistemi musicali.
Quello è stato il luogo della ri-nascita del teatro. Il luogo nel quale i testi scritti diventarono il principale strumento della ritualità cristiana, a partire dai quali si determinò il rilancio dei testi teatrali sopiti da dieci secoli.
I principali rituali trattavano la vita di Cristo: la nascita e la morte. La Pasqua diventò il momento più prolifico della liturgia. In ogni chiesa si raccontava la Passione di Cristo in vere e proprie rappresentazioni teatrali ad opera di chierici e attori dilettanti che impersonavano i principali passi della bibbia e le figure storiche anche attuali che avevano patito un martirio. Ogni chiesa svolgeva queste funzioni dentro le proprie navate, poi nei sagrati, infine, nelle piazze in maniera plateale e per le strade, in modo itinerante. Qui la gente si ammassava per prendere parte alla rappresentazione diventandone parte integrante quando soffriva, si fustigava o semplicemente si identificava con i patimenti dei personaggi e delle storie che venivano raccontate, dando corpo al " desiderio di immedesimazione nell'evento, particolarmente nel racconto della Passione di Gesù Cristo ".
Le " sacre rappresentazioni ", come vennero chiamati questi spettacoli itineranti, videro la loro nascita, dunque, a partire dall'XII secolo all'interno della chiesa, diffondendosi prevalentemente nelle città nord europee, con i pageant wagons, in Inghilterra, particolari carri trainati da buoi che trasportavano sopra di essi le scene rappresentate; i wagenspel dei Paesi Bassi con fini analoghi ai
pageants anglosassoni; e i catafalchi italiani utilizzati nelle funzioni funebri e per gli spettacoli all' aperto.
Diverse le denominazioni e le forme religiose che maturarono: la messinscena di veri e propri cicli, come quello di Chester; miracle plays o mystery plays; oppure la lauda drammatica di cui ricordiamo " Donna de paradiso " (o " Pianto di Maria " ) di Jacopone da Todi (1230-1306) scritta in versi settenari, interpretate dalle confraternite, composte da chierici, e da laici.
Linguaggi e tematiche che transitarono poi dalla rappresentazione liturgica a quella profana ( dal greco pro fanòs che significa proprio primalfuori dal tempio ) ad opera non più dei chierici diffidati dal parteciparvi, ma di attori professionisti o dilettanti che nelle mansiones ( da mansio = piccola casa ) simulavano l'inferno, voli d'angelo o resurrezioni.
Tutti spettacoli teatrali o teatralizzati, con tema religioso, lentamente trasformati in processioni itineranti, che le confraternite intorno al 1300 cominciarono ad organizzare autonomamente o associate alle corporazioni di arti e mestieri, quando queste avevano assunto un
ruolo fondamentale nella società medievale e nelle processioni, preoccupandosi della costruzione e dell'arredamento delle scene, fino a diventarne gli autori ed, infine, solo i committenti.
Ogni corporazione di maestri d'arte si attribui una mansione ( costruzione di legno sulla quale si svolgeva l'azione rappresentata ) sostituendo gli attori con statue eseguite da valenti artisti che rappresentavano passi del vangelo relativi alla Passione di Cristo. Erano i Misteri.
Per capire quale era l'atmosfera nella quale si svolgevano queste rappresentazioni medievali è piacevole leggere un passo tratto dalla Storia delle Città di Lewis Mumford in cui l'autore riporta la descrizione del pittore fiammingo Albrecht Durer che partecipa nel 1530 ad Anversa ad una processione in onore dell'Assunta, diversa dalla processione della Settimana Santa, ma con caratteristiche comuni, che riportano immediatamente alla processione dei Misteri di Trapani, nata più di settanta anni più tardi: "...La domenica dopo l'Assunzione di Nostra Signora ho visto la grande processione della chiesa di Nostra Signora d'Anversa, alla quale partecipavano membri di ogni arte e di ogni classe della città, ognuno vestito nel modo migliore che i suoi mezzi gli permettevano. E tutte le classi e le gilde avevano i loro stendardi grazie ai quali era possibile riconoscerle. Tra l 'una e l 'altra venivano portati grandi e costosi ceri.
C'erano anche, secondo l'uso tedesco, molti zampognari e tamburini. Tutti gli strumenti venivano soffiati e battuti rumorosamente e vigorosamente.
Ho visto passare la processione lungo la strada e la gente era disposta in file, ognuno un po ' discosto dal suo vicino, ma le file si succedevano a distanza ravvicinata. C'erano gli Orefici, i Pittori, i Muratori, i Ricamatori, gli Scultori, i Falegnami, i Carpentieri, i Marinai, i Pescatori, i Macellai, i Conciatori, i Sarti, i Tessitori, i Calzolai, insomma lavoratori di ogni tipo. Poi gli arcieri... al seguito dei Signori Magistrati... uno squadrone i cui membri erano tutti in rosso, nobilmente e magnificamente vestiti. Gli ordini religiosi e i membri delle confraternite benefiche tutti molto devoti e tutti in abiti diversi.
Alla processione partecipava un folto numero di vedove... erano vestite da capo a piedi di indumenti bianchi di tela fatti apposta per l'occasione e assai commoventi a vedersi. Tra di loro vidi alcune assai belle... In questa processione c'erano molte cose piacevoli, presentate in modo splendido. Passarono carri con maschere a bordo di navi e di altre strutture. Dietro di essi veniva la Compagnia dei Profeti nell'ordine dovuto e scene del Nuovo Testamento, come l'Annunciazione, i tre Re Magi ... Dall'inizio alla fine la processione ci mise piu di due ore prima Ch aver terminato di sfilare davanti alla nostra casa ".
Evidenti le affinità. Oggetti e soggetti di ogni ordine e grado, tutti coinvolti, come a Trapani, come in ogni altro luogo, in ogni altra città che ospitò simili rappresentazioni.
Queste poche righe ci fanno capire quanto il tempo abbia modificato poco le processioni in questi secoli e in che modo la città medievale diventava interamente teatro, in una messinscena alla quale una moltitudine di persone partecipava raccolta.
I cittadini erano di norma spettatori, ma a volte si impegnavano nello spettacolo interpretando i vari personaggi e prendendo parte al " dramma umano della Chiesa, che rifletteva il dramma divino del suo fondatore ".
I Misteri di Trapani ed il loro popolo ancora lo fanno.




La conclusione della interessante, avvincente e sentita relazione svolta dall'Arch. manuguerra che è riuscito a mantenere viva l'attenzione degli astanti per tutto il suo svolgimento e che ha avuto il merito di chiarire ed evidenziare molti degli aspetti sull'origine dei
Misteri e dei Misteri di Trapani in particolare è stata seguita da un altrettanto sentito e partecipato dibattito al quale alcuni dei presenti, avendoli vissuti in prima persona, hanno apportato ulteriori e significativi contributi soprattutto sulle modalità e sui modi con cui la processione stessa negli anni trascorsi avrebbe dovuto svolgersi.


















Sono state an
che evidenziate le difficoltà che si sono manifestate nell'attraversamento delle strette vie del vecchio centro storico sia a causa dei numerosi partecipanti alla processione di ogni gruppo sia a causa dei numerosi componenti delle bande musicali che con le loro musiche accompagnavano i vari gruppi e le loro annacate.
Hanno costituito anche oggetto di intervento e di discussione la bellezza e la misurata maestosità che i Sacri Gruppi manifestano nel corso del lungo percorso specialmente nel corso della notte quando i piccoli proiettori elettici o i grossi ceri illuminano le facce delle statue mettendone in evidenza i particolari delle fisionomia che l'autore ha voluto ad essi conferire anche in relazione al personaggio rappresentato ed alla sua vicenda inserita in quella più generale della passione di Gesù.

Chiuso il dibattito che avrebbe potuto continuare anche più a lungo avendo ognuno dei presenti qualcosa da dire o da chiedere, il Presidente, a ricordo della serata, ringraziandolo per l'interessante argomento trattato, ha offerto all'Arch. Manuguerra il testo '' Istoria di Trapani '' del Pugnatore pubblicato a cura del Prof. Costanza.

E' seguito quindi l'arrivederci a sabato 23 marzo 2013 per il prossimo incontro che avverrà nella sede dell'Associazione alle ore 18.00.

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