2020 - 02 - 01: Prof. Salvatore Bongiorno - Il giorno della Memoria

Sabato 1° febbraio 2020 alle ore 18.20 nel salone delle riunioni dell'Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese sita in Trapani via Vespri 32 come previsto dal calendario delle attività del XXXIV Corso di cultura per l'anno 2020 con la partecipazione di un numeroso gruppo di soci e di simpatizzanti ha avuto luogo l'incontro con il Prof. Salvatore Bongiorno che previsto per sabato 15 gennaio u.s. per motivi organizzativi era stato spostato alla data odierna.

In assenza del Presidente, Prof. Salvatore Valenti, il relatore è stato accolto dai presenti e dalla Vicepresidente Prof. Anna Maria La Via con la consueta cordialità e con interesse anche in considerazione che nel corso della serata il tema che sarebbe stato trattato è stato '' Il giorno della Memoria '', argomento che non sempre è adeguatamente conosciuto. Con esso si ricorda la ricorrenza internazionale con cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2015 ha deciso di celebrare il 27 gennaio di ogni anno perchè fu in quel giorno del 1945 che le truppe dell'Armata rossa che si dirigevano verso la Germania ormai sconfitta liberarono il campo di concentramento di Auschwitz tristemente noto per le sevizie e le crudeltà che al genere umano in esso furono perpetrate e che sono considerate ancora oggi uno degli avvenimenti più tristi di tutta la 2^ guerra mondiale e non solo. 

Aperti i lavori della serata, la Prof. La Via, dopo una breve presentazione del relatore, peraltro ben noto ai presenti in quanto già docente di Storia e Filosofia, autore di parecchie pubblicazioni a carattere storico ed assiduo partecipante per numerosi anni alle attività culturali del sodalizio, gli ha ceduto la parola.

Il prof. Bongiorno ha iniziato il suo intervento ringraziando l'Associazione per l'invito che ancora una volta ha voluto rivolgerlgli, che peraltro ha sempre accettato con piacere, ed è entrato subito in argomento.

Si riporta di seguito una sintesi liberamente tratta da quanto detto nel corso dell'incontro.

il relatore ha iniziato la sua esposizone dicendo che oggi è giusto non dimenticare quanto avvenne nei campi di concentramento tedeschi nella prima metà del secolo scorso, ma non bisogna però dimenticare che anche oggi ed in diverse parti del mondo continuano a verificarsi eventi che se non proprio simili devono mettere in guardia la coscienza di ognuno di noi il più delle volte distratta dalle notizie del giorno che distraggono la nostra attenzione da ciò che si è verificato ieri e che ci rendono sordi e ciechi nei confronti di certe situazioni che possono essere vicine a noi anche al di là di un braccio di mare attraverso cui arrivano le voci della disperazione che però, per non disturare la nostra coscienza talvolta sviata dal consumismo in cui viviamo, vengono talvolta mascherate dalle informazioni che ci vengono propinate ed a cui crediamo per non disturbare la nostra tranquillità e non ci si pone la problematica se è davvero così.

Quel giorno del 27 gennaio 1945, definito in seguito '' Il giorno della Memoria '' deve essere ancora oggi ed in seguito ricordato perchè fu in quel giorno che si ebbe la prima e diretta testimonianza di quelo che fu definito '' l'olocausto '' o anche '' la shoah '' terrmini che pur esprimendo gli stessi tragici eventi avvenuti, tuttavia hanno un significato diverso.

Infatti il termine olocausto definisce originariamente un tipo di sacrificio della religione greca ed ebraica nel quale ciò che si sacrificava veniva completamente arso, ma ha assunto anche il significato con cui oggi si descrive un evento che ha prodotto gravi perdite di vite umane per motivi civili ed anche militari. Dalla seconda metà del nocento il termine è stato usato anche per indicare lo sterminio subito dagli ebrei in Europa.
Questa definizione però è stata ritenuta inappropriata dagli ebrei perchè giudicano offensivo paragonare o associare l'uccisione di milioni di ebrei a una " offerta a Dio " e pertanto è stato di recente adottato il termine '' Shoah '' che in lingua ebraica significa '' desolazione, catastrofe, disastro '' che definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa.

Oggi esso in generale è utilizzato in ambito internazionale in senso più ampio per descrivere il genocidio sistematico conseguenza delle politiche razziali del nazismo che oltre agli ebrei interessò anche altri gruppi etnici come gli zingari, le popolazioni slave dell'Unione Sovietica e della Polonia e altri gruppi di dissidenti, oppositori e minoranze considerate " indesiderabili " o comunque non assimilabili al nuovo ordine mondiale promosso dal nazismo, come disabili, malati di mente, omosessuali, comunisti, massoni, pentecostali, testimoni di Geova, sacerdoti cattolici, ecc.. Il totale delle vittime è stato stimato fra i i 15 e i 17 milioni tra civili e prigionieri di guerra e fra questi circa 6 milioni o più furono i soli Ebrei.

Dopo l'arrivo nei campi di concentramento ad ognuno era tatuato sul braccio un numero di identificazione e sugli abiti erano obbligati a portare dei segni distintivi che individuavano la categoria a cui appartenevano. I più usati erano:
- giallo per gli ebrei con due triangoli sovrapposti a formare la stella di David
- rosso per gli oppositori politici
- verde per i criminali comuni
- viola per i testimoni di Geova
- blu per gli emigrati, ossia gli oppositori fuoriusciti
- marrone per gli zingari
- nero per gli asociali ovvero lesbiche, prostitute, malati di mente, ecc.
- rosa per gli omosessuali o ritenuti tali.

I campi di concentramento erano di vario tipo ovvero di lavoro, per donne, per giovani, di transito e di sterminio ed il  compito principale di questi ultimi era di uccidere chi vi veniva internato, ma molti morivano anche per le malattie e le precarie condizioni di vita a cui erano sottoposti. Vi erno anche campi in cui alcuni medici facevano esperimenti sui prigionieri. La maggior parte di essi era ubicata ai confini della Germania. 

La macchina della distruzione raggiunse il suo punto culminante in sei campi di sterminio situati in Polonia su cui convergevano migliaia di trasporti ferroviari provenienti da tutta Europa.
Oltre al campo di Auschwitz-Birkenau, attualmente sono considerati campi di sterminio o campi di concentramento e sterminio i campi di Belzec, Sobibor, Treblinka, Chelmno, Majdanek. Essi, senza precedenti nella storia dell'umanità, erano costituiti da due elementi distinti: il campo propriamente detto e le installazioni per lo sterminio all'interno del campo; i " campi di distruzione " funzionavano con efficienza nel loro compito di uccidere individui ed  i risultati vennero raggiunti mediante un'accurata pianificazione, con il concorso di numerosi specialisti e con metodi simili a quelli di una moderna fabbrica.

Il Prof. Bongiorno ha quindi proseguito cercando di dare una risposta alla problematica di come tutto ciò sia potuto avvenire e come fu che un popolo di grande cultura come quello tedesco finì nelle mani di Hitler. 

Per rispondere a questa domanda l'oratore ha ricordato la Gemania pagò un prezzo molto elevato in seguito alla cosconfitta conseguita nel corso della 1^ guerra mondiale. Il paese era disastrato, ridotto alla fame, la disoccupazione e l'inflazione erano elevate. Il governo dopo la proclamazione della Repubblica di Weimar non era capace di arginare le proteste e le insurrezioni e notevole influenza incuteva lo spettro di una rivoluzione filo-bolscevica.

In questo quadro si inserì Adolf Hitler, reduce di guerra, che nel suo pensiero attribuiva agli ebrei la colpa della sconfitta e che per tale motivo considerava i veroi nemici del popolo tedesco. Fondò il partito nazional-socialista che organizzò militarmente e successivamente subì anche il carcere nel novembre del 1923. Nel frattempo scrisse il '' Mein kammpf '' in cui la storia era vista nell'ottica di una guerra nel corso della quale le razze superiori dovevano sottomettere quelle inferiori, in primis quello ebraico, in virtù della supremazia della razza ariana culturalmnte più elevata delle altre ed immune da meticismi. 
Uscito dal carcere riorganizzò il partito e nel giro di pochi anni grazie alla sua veemente arte oratoria che colpiva l'animo dei tedeschi umiliati dalle severe condizioni di Versailles, auspicava la nascita di  una grande Germania e la sua rivincita.

Nel 1933 grazie ai risultati ottenuti alle elezioni fu nominato cancelliere dal Presidente Hindenburg. Il 2 agosto 1934 assommò su di se tutte le cariche istituzionali diventando legalmente e senza ostacoli dittatore della Germania avendo basato la sua ascesa al potere sulle diffuse paure diffuse del popolo tedesco che però approvava il suo pensiero.

Già nel 1933 iniziarono ad essere emanate le prime leggi per la protezione del sangue e dell'onore tedeschi che di fatto esclusero le persone definite " ebrei " da ogni aspetto della vita sociale tedesca cui seguì successivamente una serie di disposizioni che introdussero la cosiddetta " soluzione economica del problema ebraico " per cui gli ebrei furono estromessi dalla funzione pubblica e ciò produsse il licenziamento dei dipendenti statali, compresi medici, avvocati e militari. Furono istituiti il tribunale politico, la GESTAPO e le SA che insieme diedero il via a violente azioni di repressione ed
il partito nazional-socilista fu l'unico partito consentito. Dopo il '34 tutti coloro che in un primo tempo avevano condiviso con Hitler l'ascesa al potere del nazismo uscirono talvolta anche con la violenza di scena e furono istituite le SS di Himler che divennero il braccio armato di una folle ideologia.

Con le leggi di Norimberga del 1935 iniziò la politica antisemita con lo scopo di purificare la cultura tedesca. La vera persecuzione però iniziò nel novembre del 1938 quando con la '' notte dei cristalli '' furono distrutti negozi, case, sinagoghe, sterminate intere famiglie, ecc. per vendicare l'uccisione di un diplomatico avvenuta a Parigi da parte di un ebreo.

Hitler di fatto aveva trasformato un paese ridotto alla fame, distrutto ed umiiato in uno Stato che ritrovava l'antica potenza ed i fasti perduti infiammando le folle con discorsi esaltanti la Germania destinata a riaccquistare un posizione primaria in Europa e nel mondo ed al trionfo della razza ariana con il progetto di conquistare anche l'Europa orientale. 

Fu chiaro ben presto che Hitler era diventato una minaccia cosa che si concretizzò quando attraversando il confine con la Polonia diede il via all'inizio della 2^ guerra mondiale il 1° settembre 1939 con tutte le conseguenze che essa apportò e con il successivo coinvolgimento  di numerose nazioni del globo.

Il Prof. Bongiorno ha affrontato quindi ciò che fu denominata la questione ebraica in cui si possono distinguere diverse fasi.

Inizialmente, come precedentemente detto, si inziò ad escludere la popolazione ebraica dalla vita pubblica con le leggi di Norimberga del 1935 e  l'odio contro la popolazione ebraica fu ulteriormente fomentato da una pressante propaganza che sfociò nel 1938 nella cosiddetta '' notte dei cristali ''.
La popolazione ebraica reagì a questa situazione ricorrendo alla emigrazione che peraltro fu approvata ed incoraggiata ma talvolta anche accompagnata da gravose condizioni economiche dalle autorità tedesche e ciò produsse una notevole riduzione della presenza della popolazione ebraica in Germania.

L'inizio della seconda guerra mondiale con l'invasione della Polonia e successivamente degli altri paesi europei, ne restò fuori solo il Regno Unito, produssero un radicale cambiamento della " questione ebraica " perchè alla popolazione ebraica rimasta in Germania si aggiunsero quelle delle nazioni che via via venivano conquistate ed annesse.

A parte le esecuzioni sommarie e la soppressione degli eventuali oppositori politici, la situazione richiedeva nuovi interventi che si dimostrarono molto efficaci sulla base di una nuova direttiva antiebraica. 

Nacquero così i ghetti in cui gli ebrei furono raggruppati ed isolati socialmente, territorilmente ed economicamente in cui sovraffollamento, la fame, le malattie, ecc. riducevano il numero degli abitanti.La loro amministrazione era affidata ai maggiorenti che vi risiedevano sotto il controllo e le direttive delle autorità tedesche. Gli ebrei che vi abitavano, se idonei, venivano anche sfruttati nel lavoro coatto al servizio dell'apparato produttivo del Reich. Successivamente dai ghetti gli abitanti furono trasferiti nei campi di concentramento dove la quasi totalità prima o poi veniva ucciso nei modi più crudeli. 

Tutto ciò tuttavia non bastò perchè nel 1939 fu redatto un progetto che prevedeva lo spostamento di grandi masse di ebrei in zone denominate '' riserve ebraiche '' ubicate nei territori occupati orientali, che però ben presto venne abbandonato.

Le vitorie tedesche sul fronte occidentale non fecero altro che aprire nuove prospettive al potere mondiale ipotizzato da Hitler e quindi venne elaborato un dettagiato piano in cui era ipotizzata la germanizzazione dei paesi orientali con spostamenti e reinsediamento di nuovi coloni tedeschi ma ciò ovviamente si scontrava con la presenza degli ebrei " razzialmente impuri " che avrebbero dovuto essere spostati a loro volta nei territori russi conquistati.

Nel 1941 con il progetto dell'invasione dell'Unione Sovietica le autorità tedesche si trovarono a dover progettare una " soluzione " anche per i milioni di ebrei residenti nelle immense regioni russe. Poichè la realizzazione dei ghetti in cui rinchiuderli poneva problemi difficili  da poter  realizzare, furono preventivamente organizzati dei reparti speciali che al seguito delle truppe che avanzavano avrebbero dovuto fisicamente eliminare tutti gli ebrei e i comunisti che avessero incontrato. Tali progetti divennero operativi con l'invasione della Russia e si presume che più di 1.000.000 siano state le persone che persero la vita perchè fucilate o eliminate nelle esecuzioni sommarie ed indiscriminate di massa.

L'andamento delle operazioni all'est ebbe però un esito molto diverso da quello previsto per cui il progetto della deportazione degli ebrei nei territori russi che avrebbero dovuti essere conquistati divenne irrealizzabile anche perchè nel frattempo erano intervenuti nel conflitto anche gli Stati Uniti. Per tutto ciò Hitler nel mese di ottobre decise di mettere in atto lo sterminio degli ebrei e quindi a dare inizio alla '' soluzione finale ''.

Sulle motivazioni di questa decisione, presa nel periodo in cui la situazione militare si stava deteriorando, si sono espressi molti storici. Il Prof. Bongiorno ha riferito in particolare che lo storico Enzo Collotti ha espresso il parere che l'accelerazione della " soluzione finale ", in apparenza controproducente ai fini dell'utilizzo di forza lavoro coatta per la macchina bellica del Reich, può essere ricondotta alle difficoltà pratiche di mantenimento di milioni di ebrei nei ghetti con conseguenti problemi sanitari, igienici e di sostentamento e, in modo preminente, a motivazioni ideologiche. La decisione quindi andrebbe ricondotta al fanatismo razziale di Hitler e dei principali dirigenti del Reich, alla necessità di fornire un ammonimento esemplare ad altre popolazioni occupate, e soprattutto alla volontà di esaltare lo spirito di resistenza del popolo tedesco ponendolo di fronte, con la concreta realtà dello sterminio, all'alternativa radicale del suo annientamento o di quello dei suoi nemici mortali. Anche altri storici hanno espresso il loro parere interpretando la decisione di Hitler di procedere alla " soluzione finale " come un " atto propiziatorio " per dimostrare con l'annientamento del nemico razziale, la sua volontà " fanatica " di combattere fino in fondo, e come un " atto di vendetta " fatto in anticipo nell'ipotesi di una sconfitta della Gemania mentre altri  hanno considerato la volontà di procedere con lo sterminio anche nell'ultimo periodo della guerra come il tentativo di " risolvere " in ogni caso la " questione ebraica " come convinzione di poter raggiungere gli obiettivi nazisti dopo l'annientamento degli ebrei.
Queste diverse interpretazioni hanno portato alla suddivisione degli storici fra intenzionalisti e funzionalisti e diverse e non concordi sono le date in cui si Hitler arrivò a tale decisione, ma molto probabilmente essa fu presa dopo la Conferenza di Wannsee del gennaio 1942. 

Nei mesi successivi la conferenza su menzionata,  fu sviluppato in modo dettagliato e sistematico il programma di " soluzione finale " dove ai vecchi sistemi di uccisioni incontrollate nei territori orientali si aggiunse una intensa deportazionecon da tutta l'Europa degli ebrei nei campi di Auschwitz e Majdanek, che operavano contemporaneamente sia come lager che come campi di lavoro e di sterminio e non fu trascurata nemmeno l'importanza economica che poteva avere la forza di lavoro dei deportati da sfruttare al massimo livello anche per accelerare il loro annientamento in vista di una prosecuzione della guerra. 

Un campo di sterminio era un campo il cui scopo unico o principale era quello di uccidere coloro che vi giungevano dopo l'attivazione, come prima detto, della '' soluzione finale '' ovvero anche degli ebrei dei paesi conquistati dalla Germania, ma non solo. Essi avevano una struttura studiata appositamente al fine di massimizzare l'annientamento dei deportati che vi giungevano. Nella massima segretezza ne furono realizzati parecchi fra cui quello tristemente famoso di Auschwitz-Birkenau.

In circa tre anni, dal dicembre 1941, in questi sei campi di sterminio vennero deportati e uccisi circa tre milioni di ebrei con una procedura di notevole  complessità organizzativa e tecnica che funzionò efficacemente e rapidamente per raggiungere gli obiettivi prefissati al pari di una efficente fabbrica in cui furono realizzati sistemi per dare con continuità la morte a milioni di uomini, donne, vecchi e bambini senza alcuna distinzione di sesso o di età.

Le procedure seguite nei vari campi erano pressocchè le stesse. All'arrivo dei treni su cui i deportati erano trasportati essi erano selezionati e mentre alcuni erano avviati ai campi di lavoro per essere sfruttati come manodopera in condizioni di vita estreme, gli altri prima o poi venivano uccisi.

I sistemi adoperati per le uccisioni erano diversi. Si utilizzavano autocarri modificati i cui gas di scarico o anche il monossido di carbonio contenuto in una apposita bombola, erano avviati all'interno di un abitacolo sigillato dove venivano stipati i deportati i cui cadaveri, dopo il viaggio, venivano poi tumulati in fosse comuni nei boschi vicini, camere a gas fisse al cui interno veniva convogliato ancora monossido di carbonio o acido cianitrico lateralmente dalle pareti o dal soffitto, ecc. 

In ogni campo vi era inoltre una squadra speciale costituita da deportati che sotto il controllo delle SS svolgevano vari compiti come l'estrazione dei cadaveri dalle camere a gas, la cremazione dei corpi, il taglio dei capelli, il recupero dei beni delle vittime, ecc. nonchè squadre di sorveglianza per impedire le fughe dal campo che normalmente era circondato da filo spinato, talvolta anche elettrificato, e a tutti quelli che vi operavano era stato proibito di parlare di ciò che avveniva all'interno dei campi.

Il peggioramento della situazione bellica tedesca sui fronti di guerra produsse un ultimo cambiamento dei piani tedeschi riguardo al problema ebraico: sotto l'avanzata dei soldati russi furono abbandonati i campi dell'est e fu effettuato il trasferimento forzato dei detenuti superstiti di nuovo in Germania per cui i prigionieri malati o non in grado di affrontare il viaggio in carri bestiame o a piedi furono inesorabilmente uccisi.

In vari modi si tentò di occultare le conseguenze del genocidio e distruggere i campi dove era avvenuto lo sterminio, ma non si riuscì a impedire che il campo di Majdamek il 23 luglio 1944 già abbandonato e successivamente il 27 gennaio 1945 quello di Auschwitz cadessero in mano ai russi. Fu in quest'ultimo che furono trovati ancora prigionieri malati, edifici, documenti ed enormi quantità di effetti personali di quanti vi erano già stati uccisi a testimoniaza di quanto era stato perpretato a discapito dell'umanità.

A questo punto l'oratore si è posto il quesito di come fosse stato possibile che tutto ciò fosse avvenuto.

Alla popolazione tedesca le deportazioni vennero mascherate come trasferimenti provvisori, bonifiche, trattamenti speciali, decrementi per morte naturale e quindi sostanzialmente essi non erano al corrente di quanto in realtà avveniva. Tuttavia era impossibile che essi non sapessero almeno in parte la verità, ma era meglio ignorarlo per non incorrere in conseguenze peggiori.
Ai deportati invece veniva fatto credere che dovevano essere spostati in località diverse e migliori dove iniziare una nuova vita o attività; ai militari che operavano nei campi che si trattava di persone ammalate che prima o poi dovevano morire per evitare la propagazione delle malattie.

E cosa fecero la Croce Rossa Internazionale e la Chiesa? La prima, che si recava nei campi per verificare le condizioni in cui erano tenuti i prigionieri,  non riscontrava niente di anormale perchè essendo le visite preanunciate il comando dei campi aveva la possibiità di mostrare che tutto fosse in regola. 
Pio XII invece non condannò tutta la vicenda mentre lo fece per quanto avvenì in Russia al tempo di Stalin. Tuttavia molti sacerdoti e privati cittadini si adoperarono a rischio della loro vita per salvare molte vite umane e sottrarle alle deportazioni che si verificarono anche in italia e che riguardarono esenzialmente gli ebrei italiani anche loro concentrati nei vari ghetti cittadini.
La sorte della deportazione toccò anche molti militari italiani rimasti sbandati dopo l'8 settembre 1943 data dell'armistizio con gli anglo-americani firmato a Cassibile dal generale Badoglio nominato dal re capo del governo il 25 luglio precedente, ma fino a quel giorno alleati dei tedeschi.  

La shoah  fu così drammaticamente vera che un filosofo ebreo si pose la domanda perchè Dio nella sua onnipotenza avesse potuto sopportare che tanti popoli avessero dovuto soopportare e subire le pazzie e la crudeltà del nazismo o di altre realtà politiche che in ogni cao avevano le caratteristiche della criminalità. Arrivò alla conclusione che egli non poteva fare niente perchè aveva dato all'uomo anche la dote della libertà di scegliere, ma rimase l'interrogativo di come Dio, se c'è, abbia potuto sopportare tale tragedia.

Comunque è giusto ricordare queste azioni contro uomini, donne, bambini colpevoli solo di essere nati in un tempo di menzogna.

Ha anche ricordato che Primo Levi, scrittore, partigiano, chimico italiano, deportato nel campo di Auschwitz in quanto ebreo, scampato al lager, e la cui esperienza, nonchè le atrocità viste e subite, raccontò in un suo romanzo, ha scritto che se non è possibile comprendere è invece nessario conoscere perchè la conoscenza è sempre rivoluzionaria in quanto la rivoluzione è leggere, capire, conoscere , non dimenticare perchè essendo ancora la rivoluzione il superamento di una situazione, laddove non si capisca, non si legga, non si ricordi si finisce per essere presi dalla abiezione e da una quotidianità sempre eguale a se stessa e la morte di persone per fame, per guerre o perchè affogano in mare, anche se sono diversi da noi per vari motivi, non si può pensare che non siano persone come noi per cui si finisce con il dire che succede sempre agli altri e che quindi non ci interessa.

Ha quindi concluso dicendo che la globalizzazione ha in questi ultimi anni trasformato tutto realizzando un mondo diverso in cui tutto avviene in moto accelerato. L'uomo in questo rapido progresso ha perduto il senso della sua esistenza e ci si domanda cosa ci stiamo a fare e se la vita è solo lavorare per acquistare dimenticando gli affetti ed i tempi degli affetti e tutto ciò che ci circonda come il cielo, il mare e la campagna.

La complessa società in cui viviamo ha aperto scenari una volta impensabili, ma ha portato gravi forme di recrudescenza e separazione che una volta non c'erano.

La società odierna se da una parte globalizza i sistemi, d'altra parte fa esplodere le differenze soprattutto a causa delle difficoltà economiche prodotte da situazioni contingenti di governi irresponsabili per cui anzicchè costruire ponti che portano interculturalità, la capacita di capire noi stessi  e gli altri, perchè la conoscenza degli altri vuol dire conoscere anche noi stessi, pechè se non ci conosciamo noi non conosciamo nè noi nè gli altri, si pensa di costruire murie che invece portano frustazioni e violenza.

Papa Francesco ha detto che oggi si parla molto di emigrazione che talvolta suscita paure ancestrali ma non bisogna dimenticare che le emigrazioni sono da sempre esistite e per questo occorre uscire da una diffusa retorica sull'argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi vi sono in tutto e per tutto delle persone come noi.
Si deve essere sempre in rapporto con gli altri e la dimensione della reciprocità è la trama dei rapporti interpersonali perchè da soli non esistiamo, ma  esistiamo invece anche per gli altri e se facciamo ciò non lo facciamo solo per gli altri ma anche per noi stessi.

Un filosofo disse che l'uomo dovrebbe essere come un albero capovolto con le radici in alto , nell'aria, nella luce ed esse intersecandosi ed intrecciandosi creano una rete nella quale quelle dell'uno si confondono con quelle degli altri.
 
Il giorno della Memoria, in cui concorrono anche altri  eventi e pulizie etniche,  non va soltanto ricordato e celebrato come una ritualità che lascia il tempo che trova ma perchè queste cose non solo si devono conoscere ma anche perchè e soprattutto non debbano mai più accadere ed è necessario parlarne anche ai giovani perchè facendolo ciò porterebbe anche un pò di bene a noi stessi. 

Al temine della relazione ha fatto seguito un interessante e partecipato dibattito nel corso del quale si sono avuti moltissimi interventi che hanno reso il tema della serata ancor più di attualità.

Alla sua chiusura la Prof. La Via dopo aver ringraziato il Prof. Bongiorno per aver trattato un tema che ancora suscita interesse e discussioni, a ricordo della serata gli ha offerto la copia di un acquerello realizzato dal Prof. S. Valenti.

Prima dei saluti di arrivederci la Prof. La Via ha ricordato ai presenti che la proiezione del film '' Il cammino per Santiago '' prevista per mercoledì 5 febbraio alle ore 17.30 non ci sarebbe tenuta in quanto spostata per motivi organizzativi a giovedì 13 febbraio sempre alle stessa ora e pertanto il prossimo incontro in programma si sarebbe tenuto come previsto dal programma delle attività del XXXIV Corso di cultura sabato 8 settembre 2020 alle ore 18.00 nei locali dell'Associazione con la relazione della Prof.ssa Maria Pia Sammartano sul tema '' Luigi Fiorentino, l'uomo, il poeta, lo studioso '' .

 

 

 

 



 

 




 

 

 

 

 

 

 





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