2014 - 02 - 22: Prof. Roberto Calia - Viaggio gastronomico attraverso i conventi e i monasteri di Sicilia

Sabato 22 febbraio 2014 alle ore 18.30 nella sala delle riunioni dell'Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese previsto dal programma del XXVIII Corso di cultura per l'anno 2014  con la partecipazione di numerosi soci si è svolto l'incontro con il Prof. Roberto Calia.

L'ospite, non nuovo alle attività dell'Associazione è stato accolto cordialmente dai presenti e dal Presidente che dopo aver tracciato un breve profilo delle sue attività gli ha ceduto la parola.

Il Prof. Calia, laureato in Pedagogia, già insegnante negli Istituti superiori, è dal 1980 Direttore della Biblioteca Comunale di Alcamo ed anche Dirigente della Galleria d'Arte della stessa città. Ha al suo attivo molte pubblicazioni su  argomenti diversi e con le sue ricerche ha talvolta dato un contributo notevole e documentato sui temi oggetto dei suoi studi.

Si riporta di seguito una breve sintesi liberamente tratta da quanto riferito dall'oratore nel corso della sua relazione.

Il tema della serata riguarda la gastronomia siciliana nei suoi diversi aspetti nonchè i dolci le cui ricette, manipolazione e realizzazione il più delle volte derivano da quelle utilizzate nei diversi monasteri ad opera delle monache che ivi erano rinchiuse essendo di clausura.

La gastronomia siciliana in genere nel suo complesso è riuscita nel tempo a mantenere quelle che si possono considerare le sue origini ricche di sapori e di odori caratteristici ma è stata anche capace di arricchirsi nel tempo di nuovi sapori ed aromi riuscendo ad integrare i contributi apportati dalla diverse dominazioni a cui è stata sottoposta ad iniziare dagli Arabi per passare poi ai Normanni, agli Svevi, ai Francesi, agli Spagnoli ed alle varie altre dominazioni che nei secoli si sono succedute dominando sul suo territorio.

I Siciliani tuttavia pur subendo le varie dominazioni e talvolta alcuni loro influssi sono sempre riusciti a mantenere  la loro autonomia personale e quindi la loro identità ma in contrapposizione a ciò sono stati invece capaci ed abili nell'inserire nella loro arte gastronomica le varie innovazioni e le nuove varie materie prime, prodotti e generi alimentari portati in Sicilia dalle varie popolazioni.
Come tale quindi risente delle varie vicende storiche, culturali e religiose ed è una gastronomia regionale complessa ed articolata ritenuta non a torto la più ricca di specialità che mostra come detto tracce e contributi di tutte le culture che si sono succedute negli ultimi 2000 anni per cui si è arricchita di nuovi sapori e pietanze.

Ne è quindi derivata quella che comunemente viene chiamata la cucina mediterranea ricca di sapori, variegata nei suoi diversi piatti e talvolta molto stuzzicante anche per gli odori emanati a causa delle erbe aromatiche inserite ed utilizzate nel corso della loro preparazione e possiede un giusto  equilibrio sia di proteine che carboidrati.

Tuttavia in Sicilia essa non è omogenea per cui si possono distinguere cucine locali che differiscono da zona a zona, ma in ogni caso si può considerare come motivo di riconoscimento ed identità comune per i siciliani. L'intensa emigrazione poi ha costituito motivo della sua esportazione anche all'estero.

Le prime notizie della gastronomia siciliana si possono riscontrare nell'Odissea di Omero in cui si parla del formaggio fatto con il latte delle pecore tramite le quali Ulisse, dopo aver accecato Polifemo, riuscì ad uscire dall'antro del ciclope.
Successivamente le nobili famiglie greche riconoscevano ed apprezzavano i cuochi siciliani come i più abili nella preparazione dei cibi e la Sicilia apprezzata per il pesce, il vino e la pasta prodotta dal grano.
Il successivo dominio romano apportò poco alla gastronomia siciliana, ma molto essi appresero dalla cucina isolana. 
Molti furono i contributi che furono apportati dagli arabi nel corso della loro dominazione e che hanno lasciato tracce importanti ed incontrovertibili sia in cucina che nella produzione dei dolci.
Anche gli Ebrei, molto numerosi in Sicilia in quel periodo, contribuirono alla diffusione dell'uso dell'aglio e della consumazione delle verdure, mentre i Normanni introdussero il consumo della selvaggina, gli Aragonesi la frittura e successivamente gli Spagnoli il pan di Spagna. 
Nel frattempo le scoperte geografiche ed i grandi viaggi portarono nuove specie, prodotti e generi commestibili fino ad allora non conosciute: patate, pomidoro, melanzane, peperoni, ecc.
Anche la Francia, nel periodo della monarchia francese, ha lasciato le sue tracce. Fra i nobili siciliani, similmente a quelli francesi, si diffuse l'abitudine di avere alle dipendenze un monsù ( monsier ) ovvero un cuoco francece specializzato in una cucina raffinata. La conseguenza finale fu quella che essi finirono per mescolare le due cucine: quella raffinata francese con quella rustica e popolare del popolo siciliano.
Influenze successive si verificarono nell'epoca borbonica e dopo l'unità d'Italia con il consumo rispettivamente della tradizionale pizza napolitana e dei dolci tipicamente piemontesi.

Oggi con la globalizzazione molti dei piatti tradizionali siciliani rischiano di scomparire anche perchè molti prodotti tipici necessari per la realizzazione dei piatti possono non essere più disponibili sul mercato.

L'oratore ha quindi terminato la sua esposizione elencando il nome di una serie di dolci tipici e caratteristici siciliani i cui componenti principali erano e sono ancora: lo zucchero, la ricotta, la farina, le mandorle, i pistacchi, la frutta, e molti di essi sono legati ai vari riti ed alle ricorrenze che si susseguono nel corso di ogni anno.
Famosi in tutto il mondo sono:
- la cassata siciliana, il cannolo siciliano, la granita, gli arancini, la martorana ( pasta di mandorla con zucchero ), i cuddureddi, il buccellato, la cuccia
- le arance, i limoni, le mandorle, le olive, i pistacchi, i fichi d'india
- l'alloro, il finocchio selvatico, l'origano, la menta, il rosmarino, il basilico, il prezzemolo, il cappero.
- il pecorino, il caciocavallo, il cotonese.
La cucina siciliana tuttavia non è eguale per tutta l'isola e presenta molte differenze da una zona all'altra.
In ogni caso con i vari piatti di pesce, di pasta dai vari formati condita nelle maniere più disparate è motivo di attrazione turistica per i visitatori che vengono in Sicilia attratti sia dalle sue bellezze archeologiche e monumentali, ma anche e soprattutto dallo splendido sole dei mesi estive, dalle  sue spiagge e dagli incantevoli paesaggi caratteristici delle isole e degli arcipelaghi che a sua volta la circondano.

Ha quindi mostrato una serie di copertine di quaderni, antesignani dei moderni libri di gastronomia, nei quali risultano trascritte le ricette dei piatti preparati nelle cucine di vari monasteri e conventi della Sicilia.  

















Ha fatto quindi seguito un breve dibattito nel corso del quale si sono avuti numerosi interventi in merito a quanto esposto ed ai quali l'oratore ha risposto fornendo ulteriori chiarimenti e delucidazioni.

La serata si è conclusa con l'omaggio al Prof. Calia di un piatto in ceramica sponsorizzato dalla Ditta Bono Antiquariato cui ha fatto seguito l'arrivederci a giovedì 27 febbraio 2014 per la ricorrenza del giovedì grasso che sarà festeggiato presso il ristorante Tagliavia di Valderice con una cena  con inizio alle ore 19.00 e che dovrà essere raggiunto dai partecipanti con mezzo prprio.

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