2015 - 04 - 18: Prof. Giuseppe Camporeale - La macchina dei templi: Selinunte, Cave di Cusa

Sabato 18 aprile 2015 alle ore 18.30 nella sala delle riunioni dell'Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese sita in Trapani via Vespri 32 nall'ambito delle attività previste dal programma del XXIX Corso di ciultura per l'anno 2015 con la partecipaziopne di un numeroso gruppo di soci e di simpatizzanti ha avuto luogo l'incontro con il Prof. Giuseppe Camporeale.
L'ospite, già noto ai presenti per i numerosi e sempre interessanti interventi tenuti nel corso dell'attività culturale del sodalizio negli ultimi anni, è stato accolto dal Presidente, Prof. Salvatore Valenti, con cordialità e simpatia.
Aperti i lavori, dopo una breve presentazione, gli ha ceduto la parola.

Si riporta di seguito una sintesi liberamente tratta da quanto detto nel corso della serata dal Prof. Camporeale che ha accompagnato la sua esposizione con la proiezione di una serie di diapositive che, gentilmente rese disponibili, sono successivamente riportate.

Il Prof. Camporeale ha iniziato la sua esposizione ringraziando il Presidente per le parole di presentazione ed ha affermato che è sempre disponibile a partecipare alle attività culturali dell'Associazione anche perchè gli danno modo di divulgare in un contesto interessato i risultati delle sue richerche.
Il tema della serata incentrato su Selinunte e le Cave di Cusa ha in passato sollecitato la sua curiosità e quindi ha dato origine ad una ricerca che ha visto interessati anche altri studiosi e ricercatori.
Selinunte, fino alla sua caduta avvenuta nel 409 a.c. e quindi ancor prima che Siracusa si affermasse, poteva essere considerata la colonia greca più occidentale della Sicilia e gran parte del materiale utilizzato nella costruzione dei suoi templi veniva estratta dalle Cave di Cusa. Entrambe le località cadettero nel dimenticatoio dopo la caduta di Selinunte e in tali condizioni rimasero per molte secoli successivi.
Delle cave ne riparlarono nei loro scritti nel corso del Rinascimento Tommaso Fazello nel corso suo viaggio a piedi per tutta la Sicilia e Jacques Philippe d'Orville nonchè Jean Houel e Jean Claude Richard de  Saint-Non nelle loro riproduzioni pittoriche fatte nel corso dei loro viaggi in Sicilia.
Molto più recentemente l'oratore, considerato che le Cave di Cusa erano e sono le uniche  del loro genere in Italia, qualcosa di simile ma non paragonabile si trova anche a Mileto, ha avuto l'idea che esse potessero essere dichiarate da parte dell'Unesco '' Patrimonio dell'Umanità '' ed in tal senso si mosse suscitando l'interesse di molti studiosi  e ricercatori nonchè promuovendo anche attività divulgative varie sia con conferenze che con articoli su varie pubblicazioni credendo che il necessario iter burocratico potesse essere realizzato rapidamente.
Purtroppo e con suo dispiacere la procedura per ottenere quanto si era prefisso non si rivelò nè semplice nè fattibile per cui tutto è rimasto e rimarrà nelle condizioni attuali che peraltro non sono delle più favorevoli anche dal punto di vista di una loro adeguata ed accettabile conservazione anche se il sito meriterebbe una maggiore visibilità.

Ciò detto è passato quindi ad illustrare, sulla base alle sue indagini e ricerche e da quanto il sito ha messo e mette ancora in evidenza, le probabili tecniche che gli antichi cavatori utilizzavano per ricavare i rocchi che poi trasportati venivano utilizzati nelle costruzioni dei templi della vicina Selinunte.
Nel complesso delle cave si possono ben distinguere 96 siti dai quali potevano essere estratti ben 96 rocchi contemporaneamente ed inoltre il processo di cavatura era effettuato di preferenza nelle zone in cui il materiale si presentava più compatto e quindi con meno difetti ed idoneo  mantenersi successivamente integro.
I rocchi estratti inoltre avevano dimensioni diverse e ciò farebbe pensare che la loro utilizzazione e posizionamento in loco fosse già prestabilito a priori dai costruttori.

La caratteristica della superfcie che si presenta liscia sia nel blocco estratto che nella parete da cui era stato estratto e l'esiguo spazio, talvolta di notevole altezza, esistente fra le due fa supporre che la separazione non avvenisse mediante scalpellatura fatta da un uomo che vi si insinuava ma che avvenisse tramite un attrezzo, probabilmente simile ad una sega di forma rotonda e con due ordini di denti, uno di raggio minore ed uno di raggio maggiore, che fatta ruotare attorno ad un perno centrale incideva la base estrattiva abbassandosi via via verso il basso fino a quando il rocco non raggiungeva l'altezza voluta. 
Il distacco del rocco ricavato dalla sua base di appoggio avveniva poi presumibilmente inserendo battendoli dei cunei di legno alla loro base per una certa profondità e successivamente  bagnandoli con acqua per provocare la loro ulteriore espansione e quindi il distacco del pezzo cavato. Successivamente veniva anche preparato il foro quadrangolare che consentiva di incastrare fra di loro i vari pezzi che costituivano la colonna del tempio da realizzare.
Sulla base di queste ipotesi sono da considerare non veritiere le immagini tramandate in merito da illustratori che visitarono le cave nel passato.
Il trasporto poi presubibilmente avveniva mediante pianali, dotati di ruote massicce, trainati da numerosissime coppie di buoi e di ciò fa prova il ritrovamento di una stada, talvolta in salita, profondamente segnata dalle loro tracce.
Nella Cava si ritrova anche un capitello dello stesso tipo di quelli utilizzati nel tempio G rimasto incompiuto.
Successivamente a destinazione i rocchi venivano sfaccettati e successivamente scanalati prima di essere posti in sito e ciò avveniva con idonei sistemi di sollevamento ed utilizzando delle corde che passavano alla base del pezzo da sollevare in apposite incisioni in modo da poterle poi estrarre facilmente.

Il sito delle Cave, oggigiorno visitabile, tuttavia giace in uno stato di abbandono ed è soggetto ad una degradazione continua ed inarrestabile per vari motivi e fattori quali il guano degli uccelli, le radici della vegetazione che cresce senza alcun controllo che si espandono in tutte le direzioni, l'azione delle chiocciole che scavano gallerie nel materiale, le muffe di vario tipo che si sviluppano sulle superfici esposte all'aria e da non trascurare inoltre il degrado ambientale generalizzato delle zone circostanti. 

In questa condizione ed al fine di un adeguato sviluppo turistico della zona e per una più ampia visibilità del sito ci si augura un idoneo intervento degli enti locali limitrofi al fine di esercitare unqa maggiore attenzione e sensibilità per quanto si possiede nel proprio territorio e che merita di essere conservato e tramandato ai posteri considerata la sua unicità e specificità.

 










Concludendo il suo intervento il Prof. Camporeale ha ringraziato i presenti per l'attenzione e l'interesse mostrato e si è augurato che l'Associazione possa essere anche fra i promotori di una azione più incisiva nei riguardi dei beni artistici e culturali presenti sul territorio trapanese.

E' seguito quindi un dibattito che ha visto la partecipazione di molti dei presenti che hanno chiesto all'oratore ulteriori informazioni e posto quesiti in merito al tema trattato.
A tutti, e talvolta con altri ed approfonditi particolari, il relatore ha risposto esaurientemente.

A chiusura del dibattito ed a conclusione della serata il Prof. Valenti ringraziando il Prof. Camporeale per l'interessante tema trattato a nome dell'Associazione gli ha offerto il libro '' Storia di Trapani '' di S. Costanza.

Infine, prima dei saluti finali, ha ricordato ai soci che:
- il prossimo incontro in programma è previsto per venerdì 24 aprile 2015 alle ore 18.00 nei locali dell'Associazione;
- la partenza per l'escursione di due giorni '' Tour dei Castelli Chiaromontani '' prevista per il 25 e 26 aprile 2015 avverrà da Piazza Vittorio alle ore 07.00;
- sono aperte le prenotazioni per la scampagnata del 1° maggio 2015 che si terrà in un ristorante di Nubia alle ore 12.30 da raggiungere con mezzo proprio.

 

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