2019 - 04 - 06: Dott. Giuseppe Passalacqua - La pazzia nei personaggi pirandelliani

Sabato 6 aprile 2019 alle ore 18.20 nella sala delle riunioni dell'Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese sita in Trapani via Vespri 19 si è tenuto il settimanale incontro previsto dal programma del XXXIII Corso di cultura per l'anno 2019.

Relatore della serata il Dott. Giuseppe Passalacqua, amico dell'Associazione da moltissimi anni, uomo di teatro, regista ed autore, che, per indisponibilitàione del Dott. Denaro, relatore designato, ha gentilmente accettato di anticipare la sua relazione prevista dal programma per sabato 13 aprile 2019.

Il Prof. Valenti, dopo aver aperto i lavori della serata ed aver ringraziato il Dott. Passalacqua per la sua cortese e gentile disponibilità, gli ha ceduto subito la parola.

Il Dott. Passalacqua dopo i ringraziamenti di rito ha iniziato subito a trattare il tema della serata ovvero la pazzia nei personaggi pirandelliani, tema a lui molto congeniale considerato che il teatro rientra fra i suoi svariati interessi.

Si riporta di seguito una breve sintesi liberamente tratta da quanto riferito dal relatore della serata che ha integrato la sua esposizione con la proiezione di una serie di diapositive gentilmente rese disponibili e che alla fine sono riportate relative alla vita ed alla vicissitudini dell'autore siciliano ed alla messa in scena delle opere pirandelliane '' Enrico IV '' e '' La berretta a sonagli '' dove il tema della pazzia è specificamente trattato dal Pirandello.

Il Dott. Passalacqua ha iniziato il suo intervento riportando alcune definizioni della pazzia sotto i diversi aspetti e le modalità con cui essa si può manifestare.   

''  Il termine ‘’ Folle ‘’.
In psicologia, psichiatria e nel senso comune con il termine follia o pazzia si indica genericamente una condizione psichica che identifica una mancanza di adattamento, che il soggetto esibisce nei confronti della società, spesso in maniera anche non pienamente consapevole, tipicamente attraverso il suo comportamento , le relazioni interpersonali e stati psichici alterati ovvero considerati anormali fino a causare stati di sofferenza psicologica per il soggetto.
La definizione di follia è influenzata dal momento storico, dalla cultura, dalle convenzioni, quindi è possibile considerare folle qualcosa o qualcuno che prima era normale e viceversa. Spesso in ambito filosofico e sociologico si preferisce il termine di alienazione e devianza.
La follia può manifestarsi come violazione delle norme sociali, compresa la possibilità di diventare un pericolo per se stessi e gli altri, anche se non tutti gli atti sono considerati follia. Nell’uso moderno follia è più comunemente usato come termine informale che denota instabilità mentale. Nella professione medica il termine è ora evitato, in favore di diagnosi più specifiche di malattie mentali. La branca della medicina che si occupa delle malattie mentali è la psichiatria, mentre lo studio di queste in termini generali è argomento delta psicopatologia. Ad oggi in senso medico si considerano tali tutte le psicopatologie affini alle psicosi.
A volte si suole parlare anche di follia morale ovvero del mancato rispetto di norme morali ritenute tali dalla comunità.

Causa della follia può essere anche il disadattamento. Quando l'adattamento non avviene possono sorgere nell'individuo i sistemi di disadattamento, ovverosia meccanismi che tendono ad escludere il soggetto dalla società. Tra i più diffusi vi è la scissione, ovvero l'interpretazione alterata della realtà per uscire fuori dal mondo ( schizofrenia ); la fuga come distacco graduale dal mondo, dagli affetti, dalle relazioni e dagli interessi sociali ( depressione ); le ossessioni, i ritualismi e la maniacalità del potere.

E' quindi passato a parlare della follia nella cultura nelle sue molteplici espressioni:
- Il Giardino dei Pazzi di Francisco Goya ( 1794 )
- in alcune opere liriche, dove occupa grandi scene, note come appunto scene ‘’ della follia ‘’ ( Lucia di Lamemour, Anna Bolena, Il pirata, Semiramide, Nabucco )
- nella letteratura restano ancora oggi memorabili ed emblematici '' Don Chisciotte della Mancia ''  di Cervantes affresco romanzesco della schizofrenia efficace quanto geniale
- nel dramma pirandelliano '' Enrico IV ''  nel quale si intrecciano i temi della solitudine , dell’incomprensione, dei confini assurdi tra il vero ed il falso, tra la follia e la saggezza.
- nelle tragedie greche e in quelle shakespeariane che mettono in scena, talvolta, le follie vere o presunte di esseri umani schiacciati da forti emozioni oltre che dal destino. A rappresentare la depressione come follia, si può citare Bartleby lo scrivano di Herman Melville.
- nel medioevo il frate poeta Jacopone da Todi nelle sue Laudi cantò il disprezzo del mondo ( contemptus mundi ) e l’esaltazione mistica che conduce ad una ‘’ santa pazzia ‘’ ( ‘’ Senno me par e cortesia / empazzir per lo bel Messia ‘’ – laude LXXXVII ). Nel XVI secolo il filosofo Erasmo da Rotterdam scrisse il già citato saggio ‘’ Elogio della follia ‘’ in cui la pazzia personificata, mostra quanto sia presente nei comportamenti umani
- in ambito musicale più recente si può citare la controversa figura di Syd Barrett, co-fondatore e leader del gruppo Rok psichedelico PinK Floyd, che è noto per aver sviluppato una malattia mentale in seguito ad assunzioni frequenti di LSD, fino a quando non è stato buttato fuori dalla band.

Ritornando alle definizioni, il Dott. Passalacqua ha ancora riferito che:

- La ‘’ follia ‘’ in psicolanalisi potrebbe essere definita come una sovrapposizione della parte istintuale su quella razionale.
Secondo Sigmund Freud il comportamento ordinario non è altro che il risultato di un continuo processo dialettico tra la parte più selvaggia e disorganizzata del cervello, l'Es, e quella più pesata e razionale, il '' Super-io ''. Nel momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull'altra il comportamento può apparire irrazionale e privo di logica. Questa eccessiva razionalità o irrazionalità, ha dinamiche latenti e proprie logiche.

- Nella lingua latina ‘’ folle ‘’ significa " mantice, sacco, palla ", cioè mero contenitore, e quindi per estensione " testa vuota " e quindi ancora de-mente/de-ficiente. Ma è proprio vuota la testa del folle, è proprio assente la mente?
In fondo un mantice/sacco/palla pieno di sola aria già contiene qualcosa, un qualcosa che comunque ha a che fare con il " soffio vitale " ( questo è il significato della parole " psiche " ). A ben vedere, la mente del malato di mente non è un semplice sacco vuoto: un barlume di vita, di psiche, esiste sempre. La psicopatologia scientifica ( soprattutto quella di taglio psicoanalitico e in particolare quella connessa all'antropoanalisi fenomenologico-esistenziale ) ha ampiamente dimostrato che la testa del folle è " piena ", piena di significati. Questi significati, anche se sbagliati, non lo sono del tutto: le misteriose metafore e gli oscuri simboli, se opportunamente colti e interpretati, conducono a un senso, a qualcosa che sta in piedi; e da qui può cominciare la terapia, l’aiuto per vincere la sofferenza. Quindi la scienza oggi è in grado di confutare una antica e povera concezione della malattia mentale.

- Per ‘’ pazzia ‘’ si intende ancora assurdità, cosa impensabile, per cui il pazzo è persona stravagante e irragionevole, senza ragione; non solo, anche irrequieto, capace di far danno ed essere pericolosa, per cui il matto è riconducibile ad un stato di ‘’ ubriachezza ‘’ ( ebbrezza, paradossalmente anche divina? ). La pazzia , come l’ubriachezza molesta, è un comportamento da contenere. Infatti, nel linguaggio comune, si dice ‘’ pazzo furioso ‘’ e ‘’ matto da legare’’, come pure si dice ‘’ matto come un cavallo ‘’ ( cioè imbizzarrito e quindi da imbrigliare ). Il problema ed un autentico approccio scientifico mettono in risalto sia le difficoltà nel formulare la diagnosi di pazzia e ancor più la difficoltà nel curare la pazzia, ben diversamente da quanto fatto da una psichiatria grezza, poco scientifica, sostanzialmente contenitiva e punitiva.

- La ‘’ psicosi ‘’ è la malattia mentale propriamente detta: una malattia che colpisce e invalida la mente, comportando alterazioni della personalità, gravi disturbi emotivi ed affettivi e soprattutto perdita d contatto con la realtà e con conseguente alterazione percettiva e intellettiva ( allucinazioni, delirio ): in definitiva, la psicosi comporta la rottura degli schemi cognitivi e razionali. In tal senso la psicopatologia identifica correttamente il folle, il pazzo, il matto: in altre parole, la persona che non è padrona di sé ( ma attenzione: neppure il nevrotico, neppure il cosiddetto ‘’ sano di mente ‘’ sono del tutto ‘’ padroni di sé  ‘’ ).

Il perfetto ‘’ sano’’ dal punto di vista psicologico, probabilmente non esiste. ''

E'quindi passato al tema specifico della serata ovvero alla pazzia nei personaggi pirandelliani.

E' noto che il Pirandello ebbe una pesante esperienza a causa della pazzia di cui successivamente al matrimonio e per gli eventi che si verificarono fu affetta la moglie Maria Antonietta Portolano.
Essa infatti aveva ricevuto in dote dal padre Calogero una ricca dote, che Stefano Pirandello, padre del drammaturgo, utilizzò per rilevare una miniera di zolfo ad Aragona, una località nei pressi di Agrigento.
Luigi, nonostante avesse già perfettamente intuito prima del matrimonio, che la sua futura sposa non sarebbe stata in grado di seguirlo nel suo mondo letterario, che non avrebbe potuto varcare i cancelli della sua mente, che non sarebbe stata in grado di seguirlo nei suoi ragionamenti, nonostante le profonde differenze e poichè si piacevano la sposò ad Agrigento il 27 gennaio 1894 per trasferirsi subito dopo a Roma. Per una giovane di 22 anni, abituata a vivere ad Agrigento, non era sicuramente facile ambientarsi in una grande città e allo stesso tempo assecondare la dinamicità intellettuale del marito, per cui preferì di gran lunga accudire i tre figli nati dal matrimonio: Stefano, Lietta e Fausto.

La Portolano iniziò a manifestare i primi segni della malattia mentale già a partire dal 1899 ma la situazione incominciò a peggiorare dopo il 1903, cioè dopo il disastroso allagamento della miniera di zolfo di Aragona, un durissimo colpo per tutta la famiglia. La situazione era disastrosa: la dote era completamente prosciugata, i debiti incombevano e i guadagni provenienti dalla miniera erano un lontano ricordo, per cui di fronte ad una situazione del genere, Antonietta, che già non stava bene, iniziò ad allontanarsi sempre di più dalla realtà; per lei il terrore della povertà, il rischio di poter cadere nell'indigenza divennero insopportabili. Sciascia dirà che per la donna " la " roba ", la sua " roba ", era " rifugio, sicurezza, identità ". Venuta meno la roba, l'identità della Portolano inizierà a sfaldarsi e la donna non avrà più alcun " oggetto " su cui aggrapparsi.

Una diagnosi del 29 gennaio 1919 del Dott. Ferruccio Montesano dell'Università di Roma riportata in un certificato medico dichiarava la Portulano, moglie di Luigi Pirandello, " affetta da delirio paranoide ", che la rendeva " pericolosa per se' e per gli altri " ed in primo luogo per la sua famiglia.
Sulla base di quanto in esso riportato la Portulano, accompagnata dai figli Stefano e Fausto il 14 gennaio 1919, venne ricoverata nella casa di cura psichiatrica Villa Giuseppina  sulla via Nomentana a Roma dove rimase fino alla morte avvenuta il 17 dicembre 1959.

Sul dramma della follia della moglie l’autore del ‘’ Fu Mattia Pascal ‘’ vissuto nei quarant’anni di ricovero coatto, il silenzio è sempre stato totale. Ora però un medico chirurgo, Maria Pia Ladi, ha condotto una ricerca sui rapporti di Pirandello con i problemi psichiatrici avvalendosi di molti documenti inediti, tra i quali la cartella clinica della Portulano. Né dà riscontro il saggio ‘’ Intorno a Pirandello ‘’ curato dal professor Rino Caputo dell’Università di Tor Vergata , pubblicato dall’Editrice universitaria di Roma.

Nei primi anni di ricovero, Pirandello si recava spesso a trovare la moglie e da quegli incontri ne usciva ogni volta sconvolto. Del resto la cartella clinica parlava chiaro: Antonietta era in preda ad un continuo delirio di persecuzione specie verso il marito, ‘’ manifestando idee di nocumento fisico ’’.
Erano comparse inoltre allucinazioni auditive e si era accentuato in modo evidente un grave globale deficit mentale. Opponendosi sempre a ogni cura, le annotazioni periodiche sulla Portulano non sembravano mai dare adito a speranze di miglioramento: nel corso degli anni i medici parlavano infatti di " allucinazioni " che si alternavano a " un delirio sistematizzato di persecuzione ", di personalità " dissociata ", accompagnata da " delirio di grandezza ". 

Le sue condizioni continuavano ad aggravarsi ed a nulla valsero l'amore dei tre figli, del marito e le premure da cui era circondata; lo stesso Pirandello entrò in conflitto sia col padre ( per la questione della dote della moglie ), sia col suocero Calogero Portolano.

Molto spesso la moglie chiederà di vivere per periodi, di anno in anno sempre più lunghi, lontano dal marito e fra i luoghi della sua giovinezza, a Girgenti, che diventò il suo rifugio ma non toccasana al suo male; per questi soggiorni fu anche preso in affitto il villino Catalisano, nuovo, che davanti presentava uno scenario dolce di campagna e in lontananza il mare.

Sul finire del 1911 sarà addirittura Luigi Pirandello a dover lasciare la casa maritale di Roma prendendo in affitto due stanzette ammobiliate: è un momento di profondo sconforto che troviamo puntualmente nelle sue lettere alla sorella Lina.

Li divideva soprattutto l'incomunicabilità, il muro invalicabile che Antonietta eresse tra sè e il marito, un po' per trauma mentale e molto per assoluta
diversità di idee e di istinti nei riguardi del coniuge, visto come il titolare di una cultura che sradica ( Claudio Toscani: Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, a cura di Claudio Toscani, . Mondadori, Milano 1991, pag. XIII).

Unico conforto per il drammaturgo è l’arte, nella quale riesce a sublimare la triste tragedia quotidiana.

Nel 1908 pubblica ‘’ Arte e scienza e l’umorismo ‘’ saggi critici che rappresentano la sistematizzazione della sua teorizzazione artistica, l’angolo visuale della sua visione della realtà, del suo sentimento della realtà e dell’esistenza umana.

Al centro abbiamo sicuramente l'umorismo, ed è un umorismo che non esiste in natura o nei fatti, come il comico o il tragico, ma nell'uomo e nella sua riflessione sui fatti e sui personaggi, sulla realtà e sugli ideali, sui grandi valori e sulle piccole miserie quotidiane.

I due volumi, insieme a quelli già pubblicati di novelle, romanzi e poesie, serviranno per la nomina a professore ordinario, che avviene con un decreto
del 28 novembre 1908 col quale gli viene affidata ufficialmente la cattedra di " Lingua italiana, stilistica e precettistica e studio dei classici, compresi i
greci e latini nelle migliori versioni " nel primo biennio dell'Istituto Superiore di Magistero di Roma; ed è una nomina che risolve in parte i suoi problemi economici.

Pur pesandogli molto, come abbiamo visto, la professione di insegnante, anche se a quanto pare ebbe notevole successo presso gli allievi per il senso
del dovere e per il modo stesso con cui affrontava la storia letteraria e l'analisi dei testi classici, Pirandello abbandonerà la cattedra solo nel 1922.

Molte opere di Pirandello ruotano sul fattore della pazzia, in particolare " Erico IV " (dove il protagonista prima impazzisce, poi tornato normale si trova costretto a fingere di essere ancora pazzo), in "Uno, nessuno, centomila" (dove l'uomo è allo stesso momento uno solo, o nessuno, o centomila dato che ad ogni diversa situazione porta diverse maschere ), o in " così è (se vi pare) " (dove con questa emblematica frase dichiara che non importa come sia la realtà, ma come la si vede).

La malattia mentale che portò la moglie di Pirandello ad essere ricoverata in ospedale, come si può immaginare, segnò profondamente la vita dell'artista e questo si può notare in molti suoi testi.

La follia, o alienazione mentale, è la condizione nella quale i fatti commessi sono caratterizzati dalla a-normalità, dall'uscire dalle norme che regolano i comportamenti della massa.

Solo la follia o la anormalità assoluta, incomprensibile per la massa, permette al personaggio il vero contatto con la natura, ( quel mondo esterno alle vicende umane nel quale si può trovare la pace dello spirito ) e la possibilità di scoprire che rifiutando il mondo si può scoprire se stessi. Ma questi contatti sono solo momenti passeggeri, spesso irripetibili perché troppo forte è il legame con le norme della società.

E' ciò che accade a Enrico IV nell'omonima opera. E' il il personaggio più disperato e tragico di Pirandello, e racchiude i temi di una poetica e di una visione della vita che porta all'isolamento e alla disgregazione, alla rottura drammatica e totale non solo con la storia contemporanea e con la cronaca quotidiana, ma anche con la realtà del passato e con l'illusione del futuro. È il personaggio-maschera che personifica la scoperta del grigiore e dell'invecchiamento delle cose e dell'uomo, insieme alla coscienza dell'irrecuperabilità del tempo passato, che non può più ritornare neppure nello spazio riservato alla fantasia, perché la vigile e riflessiva ragione avverte che le cose mutano e non ritornano  mai ad essere le stesse di una volta.

Nobile del primo '900 prendendo parte ad una cavalcata in costume nella quale impersona l'imperatore Enrico IV di Franconia ed a cui partecipano anche Matilde Spina, donna della quale è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi viene disarcionato da quest'ultimo. Nella caduta batte la testa perdendo la memoria convincendosi in tal modo di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando.
La sua follia viene assecondata dai servitori che il nipote Di Nolli mette al suo servizio per alleviargli le sofferenze ma dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l'amore di Matilde.
Decide pertanto di fingersi ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa.
Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, Belcredi, Frida ( la figlia di Matilde ), Di Nolli e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV.
Lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua, a loro insaputa, la sua finzione e propone, nel tentativo di farlo guarire, di ricostruire quanto accaduto 20 anni prima ripetendo anche la caduta dal cavallo.
Allestita la scena, la parte di Matilda viene recitata dalla figlia Frida il cui aspetto è molto simile a quello della madre quando era giovane.
Enrico si ritrova quindi davanti Frida che gli ricorda vividamente la donna che aveva e che ama ancora ed un slancio improvviso lo porta ad abbracciare la ragazza ma Belcredi si interpone impedendoglielo.
Per reazione Enrico IV sguaina la spada e lo uccide.
Per sfuggire definitivamente alla realtà ed alle conseguenze del suo gesto, decide di fingersi pazzo per sempre.

È con questa consapevolezza che la persona diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendo una forma immutabile agli occhi di tutti, ma non di se stesso, rifugiandosi nel già vissuto, dove ogni effetto obbedisce alla sua causa, con perfetta logica, nella quale ogni avvenimento si svolge '' preciso e coerente '' in ogni suo particolare, proprio perché, essendo già vissuto, non può più mutare e quindi la follia in questo caso non è vista tanto come elemento negativo, quanto come elemento fondamentale della condizione umana con la quale fuggire la propria angoscia e il proprio dramma, come estremo rifugio, per potersi salvare dal dramma dell'esistenza.

Il relatore è quindi passato ad illustrare un'altra opera del Pirandello: Il cappello a sonagli '' nota anche con il titolo originale '' A birritta cu i ciancianeddi ''.

Nel primo atto Beatrice, cedendo al suo umore mutevole, in quanto tradita dal marito con Nina, moglie di Ciampa, convoca a casa il delegato Spanò perchè decisa a denunciare il marito per adulterio nonostante la vecchia donna di servizio Nana abbia tentato di dissuaderla.
Il delegato Spanò, recatosi a casa di Beatrice, cerca di sottrarsi dall'ingrato compito di accettare la denuncia in quanto successivamente dovrebbe indagare il Cavaliere per coglierlo in flagrante, ma, messo alle strette, deve alla fine cedere alle insistenze della donna.
Anche Ciampa si reca in casa della donna cercando di farle comprendere e capire i gravi problemi che la denuncia comporterebbe anche perchè la  denuncia, accertatane la veridicità, lo porterebbe, per salvare l'onore, ad uccidere la moglie. Pertanto Ciampa invita Beatrice ad usare la ragione e a dare una giratina allo strumento, inteso come cervello, ed in merito il relatore ha letto le ultime battute che concludono il primo atto.

Il secondo atto inizia con una situazione nettamente diversa. Nina ed il Cavaliere sono stati arrestati in seguito alla perquisizione dell'ufficio di quest'ultimo da parte di un collega del delegato che ha colto la coppia probabilmente in flagante e che è stato mandato da quest'ultimo evitando così di prendervi parte direttamente.
Per non inimicarsi il Cavaliere e per evitare l'uccisione della moglie da parte di Ciampa il delegato giustifica l'arresto del Cavaliere non a causa dell'adulterio ma dovuto ad un oltraggio alle forze dell'ordine nel corso della perquisizione in un attacco d'ira dello stesso.
Lo scandalo tuttavia è già scoppiato ed è molto difficile che la gente del posto, ormai al corrente dell'arresto, possa credere a tale versione dei fatti.
Con uno stratagemma Ciampa riesce a capovolgere la situazione in suo favore e propone di avvalorare la tesi del delegato facendo credere a tutti che Beatrice sia pazza e che il tradimento del Cavaliere sia stato una sua montatura.
L'idea di Ciampa piace a tutti tranne ovviamente a Beatrice, ma messa sotto pressione da sua madre e dal fratello Fifì, Beatrice viene convinta che sia meglio,  per il bene di tutti, di recitare il ruolo della pazza e farsi quindi ricoverare per qualche tempo in una casa di cura.
Beatrice quindi impara a sue spese, che mostrare la nuda verità si rivela talvolta assai problematico.

Diversi personaggi di questa commedia si trovano in una situazione di dilemma, in tipiche situazioni paradossali in cui l'individuo resta quasi senza via di uscita.
- Fana, la vecchia balia, sa che Beatrice vuole denunciare l'adulterio del marito e quindi sarebbe suo dovere evitare disastri e riferire tutto al fratello di Beatrice, Fifì, affinché quest'ultimo la convinca a non commettere pazzie; d'altro canto, non può farlo perché, come serva obbediente, non può opporsi alla padrona Beatrice che le ha imposto il silenzio.
- Il delegato Spanò dovrebbe accettare la denuncia, ma sa che, adempiendo al suo dovere di funzionario, si metterebbe contro il cavaliere che è in pratica il suo padrone.
- Ciampa ama la moglie e soffre, ma deve tollerare l'adulterio da parte del cavaliere, cui egli è asservito; inoltre, pur amando profondamente la sua donna, nello stesso tempo pensa di ucciderla.
- Meno ricco di conflitti è il caso di Beatrice, ma il suo atteggiamento privo di dubbi o ripensamenti viene presto punito.

Un tema sicuramente di primo piano è quello che viene evidenziato nella commedia: l'individuo è costretto a difendere il suo prestigio sociale, overo a difendere il pupo, quel pupazzo con cui nascondiamo la meschina realtà di ognuno di noi, anche a costo di pagare un prezzo altissimo come ha pensato Ciampa che, per mantenere integro il suo onore, potrebbe essere costretto ad uccidere la moglie.

E' con la lettura delle ultime battute di questa scena che il Dott. Passalacqua ha concluso la sua relazione, cui ha fatto seguito un breve dibattito.

Al suo termina il Presidente, Prof. Valenti, ha effettuato le seguenti comunicato che:
- per il giorno 3 maggio 2019 alle ore 17.00 in prima convocazione ed il giorno successivo 4 maggio 2019 alle ore 17.00 in seconda convocazione è stata indetta l'Assemblea ordinaria dei soci per l'anno 2019
- la partenza per l'escursione di due giorni '' Itinerario di Montalbano '' è stata fissata per il giorno 28 aprile 2019 alle ore 07.00 da Piazza Vittorio
- sono state aperte e possono essere già effettuate le prenotazioni per la scampagnata del 1° maggio.

La serata si è conclusa con l'omaggio al Dott. Passalacqua del libro di S. Costanza '' La libertà e la roba - L'età del Risorgimento '' e con l'arrivederci a sabato 13 aprile 2019 alle ore 18.00 nei locali dell'Associazione per il prossimo incontro previsto dal programma del XXXIII Corso di cultura per l'anno 2019.  


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